Lingua e cultura italiana, ‘le scuole all’estero vanno sostenute’

In Europa le scuole e sezioni italiane sono 150, quelle in tutto il mondo sfiorano quota 300: istituti scolastici, dall’infanzia alle superiori, frequentati da oltre 30mila alunni, con 350 docenti e 500 insegnanti esperti di corsi di lingua e cultura italiana che vi operano. La loro caratteristica e’ quella di rivolgersi ad una utenza "mista", composta da alunni italiani e stranieri, e di proporre le lezioni sia in lingua italiana sia nella lingua locale. A fare il punto della situazione sulle scuole italiane all’estero e’ stato oggi ad Atene Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, durante l’ultimo dei 380 seminari tenuti dal giovane sindacato, a partire dal settembre, sulla bozza di riforma "La Buona Scuola".

Nell’Istituto comprensivo statale di Atene, Pacifico si e’ soffermato sul ruolo delle scuole italiane nel mondo e del loro apporto per l’allargamento dell’identita’ culturale italiana in tutti i Continenti: "anche perche’ la lingua italiana figura tra le prime 20 piu’ parlate al mondo e al quarto posto tra quelle piu’ richieste", ha sottolineato il rappresentante Anief-Confedir. Che ha poi ricordato l’errore fatto due anni fa dal premier Mario Monti, "includendo, all’interno di una spending review forzata, anche i tagli ai corsi e alle docenze all’estero. Per superare questa riduzione di offerta formativa, sarebbe importante introdurre una norma che permetta almeno agli istituti di Cultura di organizzare dei corsi scolastici on line di lingua e cultura italiana rivolti ai nostri connazionali all’estero, ma anche a coloro che sono interessati ad imparare l’italiano".

Pacifico ha quindi sollecitato il personale presente "a svolgere una riflessione razionale sulle linee guida della riforma della scuola proposte dall’attuale Governo": dopo aver sottolineato "il mancato diretto coinvolgimento delle 300 scuole e sezioni italiane all’estero all’interno del documento ‘La Buona Scuola’", il sindacalista Anief-Confedir ha ribadito "la necessita’ di risollevare la scuola italiana attraverso investimenti veri".

"Il Governo – ha detto – dovrebbe ripristinare le compresenze, il tempo pieno e il docente specializzato alla primaria; un organico funzionale alla didattica e non a coprire le supplenze; incrementare l’organico nelle aree dove c’e’ piu’ dispersione; migliorare l’orientamento; potenziare le ore di lezione in tutti i cicli (la riforma Gelmini ci ha ‘regalato’ meno tempo scuola di tutti) e gli stage alle superiori; portare da 16 a 18 anni l’obbligo formativo. E per fare questo non bastano le buone intenzioni, ma occorrono almeno 3 miliardi di euro".

Pacifico ha quindi ricordato che coloro che operano nelle nostre scuole hanno ormai il contratto bloccato da cinque anni e perennemente sotto l’inflazione. "Questo lento e inesorabile depauperarsi delle buste paga dei docenti italiani – ha proseguito il sindacalista – ha ancora piu’ acuito la discrasia tra i loro gli stipendi e quelli dei colleghi degli altri Paesi moderni".