La toga e il gatto morto da 13mila euro – di Leonardo Cecca

La nostra magistratura non finisce mai di dare un triste spettacolo: sembra che questo sia ormai entrato nel Dna di una parte di magistrati i quali, o per cercare visibilità oppure per dare dimostrazione di squallida onnipotenza, continuano imperterriti a "deliziarci", ovviamente sempre percependo lo stipendio che elargisce pantalone.

Milano ormai è diventata il palcoscenico più importante, ogni giorno assistiamo a fatti che nulla hanno da spartire con una conduzione seria e trasparente della difficile e delicata "missione "di magistrato: un giudice ha ridotto la richiesta di risarcimento di circa 13 mila euro richiesti da una signora per le cure del suo gatto ferito da una fucilata del vicino di casa. Le cure purtroppo non hanno avuto l’esito sperato e dopo pochi mesi il gatto è morto. I 13 mila euro erano relativi alle spese veterinarie ed ai 2500 di interessi per il mutuo che la suddetta era stata costretta a richiedere. Tutto il bla bla dell’argomentazione del giudice, per ridurre la richiesta da 13 mila euro a 4 mila, è incentrato sul fatto che il gatto è "privo di valore economico".

Certo che con una magistratura che commina solo qualche anno, poi soggetti a vari sconti fino a ridursi a qualche settimana, a chi "ammazza" la gente mentre conduce automezzi con tasso alcolico alle stelle, oppure a chi "ammazza" per derubare c’è ben poco di buono da aspettarsi.

Certo che far amministrare la giustizia a chi, pur con forbito linguaggio, enuncia certe scempiaggini, è indegno anche per una sperduta tribù amazzonica. Meraviglia che non abbia concluso il suo blaterare con un "vietato curare gli animali".

Allora io aggiungerei il "divieto assoluto di curare ed elargire lo stipendio a certi bipedi". Vabbé, in un paese che il 9/2/2009 si è permesso la nefandezza di far morire una ragazza privandola di ogni forma di alimentazione poichè in fase terminale, il cui caso il Capo dello Stato definì non urgente, tutto può capitare, come il vergognarsi troppo spesso di essere italiani.