La cittadinanza italiana non si regala. E chi ha sangue italiano è italiano

Cittadinanza e italiani all'estero, il senatore del MAIE Claudio Zin presenta in Senato emendamenti a favore degli italiani nel mondo, ma la Commissione respinge. E’ il solito governo Pd, che coccola gli immigrati e dimentica gli italiani residenti all’estero. Zin taglia corto, “è una vergogna per la comunità italiana che noi rappresentiamo”

Ennesimo attacco nei confronti degli italiani residenti all’estero da parte del governo Gentiloni, fotocopia di quello guidato da Matteo Renzi, che tanto male ha fatto al mondo dell’emigrazione e al Sistema Italia oltre confine, tra chiusure di sedi diplomatico-consolari e nuove tasse imposte ai connazionali. Ora il governo vorrebbe regalare, di fatto, la cittadinanza agli immigrati, mentre continua a non voler discutere della cittadinanza che riguarda gli italiani all’estero.

Ci hanno rotto davvero le scatole. Per non essere volgari. Ma noi non smetteremo di denunciare e di dire la nostra, come giornale che ha deciso di guardare il mondo, e la politica, con gli occhi degli italiani all’estero.

L’ultima notizia è che la Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica ha respinto gli emendamenti alla nuova legge di cittadinanza presentati dal Sen. Claudio Zin (MAIE) che chiedevano – leggete bene – 1) il riconoscimento della cittadinanza per i figli delle donne italiane sposate con cittadini stranieri, nati prima del 1 Gennaio 1948. 2) il riconoscimento della cittadinanza per le persone che emigrarono dall’Impero austro-ungarico. 3) il riacquisto della cittadinanza per gli italiani nati in Italia, e per i loro discendenti, che hanno dovuto rinunciare a essere italiani per motivi politici o commerciali. 4) l’eliminazione della tassa consolare per iniziare il processo di cittadinanza.

Qui non si sta chiedendo la luna, ma più semplicemente il riconoscimento di quello che è un diritto, quello di essere italiano. Invece la Commissione del Senato respinge.

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Sen. Claudio Zin, MAIE

Il senatore Zin ha commentato con parole molto dure: “Tutti questi sono diritti violati dal governo Renzi/Gentiloni che solo noi del MAIE rivendichiamo, mentre la maggioranza degli altri parlamentari eletti all’estero negoziano le loro candidature per la prossima legislatura”. Si tratta, secondo il senatore del Movimento Associativo Italiani all’Estero, di “una vergogna per la comunità italiana che noi rappresentiamo”.

Claudio Zin, prendendo atto della situazione, ha preso una decisione coraggiosa, quella di non ritirare gli emendamenti, come invece gli era stato suggerito di fare, e portarli alla discussione in Aula. Non solo: il senatore ha anche deciso di sottoscrivere tutti i 7000 emendamenti della Lega Nord, che provano a mettere la parola fine a quella che ormai è diventata una vera parodia di legge sulla cittadinanza, che amplia lo ius soli prima di saldare il “debito morale” ancora aperto dello ius sanguinis, ovvero quello che riguarda chi ha del sangue italiano che gli scorre nelle vene.

Le scelte che ha voluto fare Zin sono sostenute dal Movimento. Del resto, non potrebbe essere altrimenti: è proprio una caratteristica del MAIE quella di essere oltre le beghe dei partiti romani, ma sempre in prima linea quando si tratta di italiani nel mondo.

Due punti dovrebbero essere chiari a tutti, in particolar modo ai nostri legislatori. Primo: chi ha del sangue italiano nelle vene è italiano e ha diritto di esserlo a tutti gli effetti. Secondo: la cittadinanza italiana non si regala. Basterebbe seguire questi due principi fondamentali per fare le cose per bene. Questo se vivessimo in un Paese normale, s’intende. Siccome siamo in Italia…