Italiani all’estero, dal congresso MAIE Europa il rilancio del made in Italy – di Barbara Laurenzi

RomaRilancio del made in Italy, applicazione degli otto punti del Maie, alleanze passate e future. Il dibattito del secondo congresso MAIE Europa si è infervorato su questi argomenti, lasciando spazio anche ad ampie riflessioni sulla storia dell’emigrazione e tornando a parlare, ancora una volta, della truffa operata ai danni dei pensionati italiani in Svizzera da un esponente del patronato Inca Cgil di Zurigo. A testimoniare quello che tutti, ormai, conoscono come il caso Giacchetta, il presidente del Cdf – Comitato difesa famiglie – e coordinatore MAIE Zurigo, Marco Tommasini.

IL CASO GIACCHETTA “Inca ha falsificato dei documenti e Giacchetta, che si è assunto tutte le colpe, è solo la punta dell’iceberg – ha raccontato Tommasini, nel corso di un lungo e appassionato intervento -. Noi siamo decisi ad andare fino in fondo, anche se le autorità italiane che si occupano di emigrati ancora non si sono fatte sentire. Come presidente del Cdf chiedo ai rappresentanti del Parlamento di interessarsi, di accelerare il processo civile in Italia e di chiarire i rapporti tra Inca Svizzera, Inca Italia e Cgil”. “Vogliamo sapere – ha esortato ancora il presidente del Cdf – da dove provengono i soldi che Inca sta usando per pagare le spese processuali, non vorremmo fossero finanziamenti pubblici perché, in quel caso, significherebbe che lo stato italiano sta dando soldi all’Inca per spenderli con i suoi stessi cittadini”.

ITALIA IN EUROPA Tra i numerosi interventi che hanno animato la sessione pomeridiana, anche quello di Donata Bose Robioli che, in occasione del congresso, ha riconsegnato il suo mandato come coordinatrice del Maie presso l’Unione Europea. “Dobbiamo mantenere alta la guardia contro l’allontanamento dalla visione europea – ha spiegato l’esponente del movimento -, il centro della politica italiana non è a Roma ma Bruxelles, dove si prendono le decisioni che contano, anche a livello di bilancio”. “Al termine del mio mandato – ha sottolineato – ho voluto presentare un bilancio conclusivo, ricordando che serve un coordinamento europeo generale che sia attivo, soprattutto sulle esigenze del Vecchio Continente che, ripeto, sono diverse da quelle del Sud America”.

GLI 8 PUNTI DEL MAIE Gli otto punti del Maie hanno dominato la scena, a cominciare dallo stesso Gianluigi Ferretti, coordinatore Maie Europa e moderatore del dibattito in sala che, dopo aver ricordato “l’impegno dimostrato in passato da Marco Zacchera per i detenuti italiani all’estero” e aver annunciato che “il Maie sta prendendo accordi con un patronato indipendente, non legato a specifici partiti”, ha letto il terzo punto sottolineando come il Maie richieda da tempo l’indicazione del voto di preferenza anche per chi si candida in Italia così come accade per gli eletti all’estero.

IL MINISTRO DEGLI ITALIANI NEL MONDO Il dirigente Maie Europa Mario Bosio ha invece insistito sulla necessità di istituire “un ministro o almeno un sottosegretario per gli italiani nel mondo” sottolineando come “sia stato riconosciuto un ministero per gli stranieri immigrati con la nomina di Cecile Kyenge senza fare la stessa valutazione per gli italiani emigrati, nonostante di tratti in entrambi i casi di almeno quattro milioni di unità”. In relazione alla questione dell’italianità nel mondo, il deputato e presidente del Maie Ricardo Merlo ha ricordato la proposta del movimento “di destinare l’8xmille al settore della promozione della lingua e cultura italiana all’estero che non costerebbe nulla all’erario italiano”.

NEL MAIE CON ANCORA PIU’ CONVINZIONE “Oggi, rispetto al congresso di Verona, ho notato che c’è ancora più convinzione del fatto che questo movimento rappresenti l’unica soluzione reale – ha dichiarato a margine del convegno a ItaliaChiamaItalia Francesca Alderisi, volto storico e popolare di Rai Internazionale -. Aderire al Maie è stato per me come un innamoramento e sarò fedele e vicina al movimento in ogni fase, stiamo guardando in avanti e non smetteremo di farlo”.

RISTORATORI ITALIANI NEL MONDO E MADE IN ITALY A infervorare maggiormente la platea, il sesto punto del programma Maie nel quale si richiede l’approvazione di una legge per il made in Italy con l’ideazione di un marchio che ne tuteli l’identità. A tal proposito è intervenuto Ugo Raffa, nominato coordinatore Maie Europa per le questioni legate al made in Italy e alla ristorazione italiana all’estero, proprio nel corso del congresso. Raffa ha parlato dell’importanza di coinvolgere e sostenere i ristoratori italiani all’estero, quelli veri, e della necessità di tutelare i prodotti del nostro patrimonio, riunendo ad esempio le varie associazioni di ristoratori italiani nel mondo che “pur occupandosi dello stesso settore e pur inseguendo gli stessi obiettivi, spesso non dialogano o sono addirittura in concorrenza”. Raffa ha anche parlato del lavoro che svolse per organizzare il primo Convegno dei ristoratori italiani all’estero, per conto del ministro degli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia. Un lavoro durato due anni, un impegno di grande attenzione nei confronti di chi oltre confine si dedica a una vera e propria arte, quella della ristorazione appunto.

L’EXPORT ITALIANO Proprio sulla tutela del made in Italy e della contraffazione è intervenuto Luigi Billè, rappresentante del MAIE Regno Unito, residente a Londra. “È inutile parlare di Imu, l’Italia deve puntare sull’export” ha aggiunto poi Billè nel corso di uno scambio vivace sulle giuste strategie per rilanciare la produzione italiana che ha accompagnato la chiusura del dibattito. “Si dice spesso che gli italiani all’estero rappresentano un valore – ha poi dichiarato Billé a margine del convegno a ItaliaChiamaItalia -, ma non si quantifica mai la reale entità di questo valore. In realtà noi produciamo quanto due finanziarie, grazie al made in Italy e alle attività di promozione dei nostri prodotti”. “Copiare la Germania? Su questo aspetto potrebbe insegnarci qualcosa visto che, in quel Paese, produttività, stipendi e posti di lavoro non sono certo in crisi" ha aggiunto ancora il delegato londinese rispondendo a chi in sala accusava i tedeschi di “copiare i prodotti italiani facendoli passare come made in Germany”.