Gioco d’azzardo, Di Maio non si renda complice del passato

Auspicabile per tutti gli italiani l’esigenza che si arrivi velocemente sia a garantire vincite superiori all’importo scommesso che alla equa suddivisione dei montepremi

Troppa confusione agevola il diffondersi delle patologie provenienti dal gioco a scopo di lucro, mentre siamo continuamente portati a pensare che la dipendenza sia tipica del cittadino “non modello* della società, nulla di più sviante viene quotidianamente detto ai consumatori.

Pubblicizzare gratta e vinci, piuttosto che giochi online, non è meno pericoloso o più vantaggioso per i consumatori: quando il volume scommesso per la sua quasi totalità viene vinto in somme molto piccole ciò non è utile né al cittadino, che rigiocherà immediatamente la vincita destinata al montepremi comprando uno o forse due biglietti o poco più, ma non è per nulla consigliabile sotto l’aspetto ludico e medico.

Partendo dal presupposto che un giocatore potrà provare a smettere di giocare anche con successo, ma non avrà mai la certezza di non ricadere nel vortice della dipendenza con tutte le negative conseguenze della ricaduta, a cosa serve portare i consumatori a giocare con assiduità se non solo a indurre a comportamenti quasi spontanei e ripetitivi il cittadino? A vantaggio di chi? Con quali mezzi? Questo dovrebbe chiedersi il nostro Ministro dello sviluppo economico e tutti coloro si dedicano alla lotta alla dipendenza patologica.

Spesso i medici studiano i pazienti per arrivare a delle cure efficaci, come pure alcune associazioni nate per proteggere dal vizio compulsivo i giocatori impoveriti: ci fanno pensare alle conseguenze, agli effetti del gioco sul corpo umano proponendo soluzioni per curare una malattia cronica sin dal suo insorgere, altalenante ma pur sempre cronica, non curabile con la medicina ma solo con i regolamenti e la lotta alla criminalità che si nasconde nell’ombra della dipendenza.

Purtroppo tutti i Governi precedenti hanno solo stanziato milioni in questo settore dell’economia, sia per la prevenzione che per la cura, miliardi scommessi destinati all’economia reale persi, anno dopo anno sempre nuovi giochi, sempre meno vincente e cittadini impoveriti dal gioco liberalizzato con molta confusione.

In pochi anni sono aumentate le lotterie, sono stati ridotti i montepremi, ridotti gli introiti per chi offre il servizio diretto al pubblico, aggiunti finanziamenti destinati ai disastri naturali ed altro. In ogni angolo d’Italia lo Stato e i suoi concessionari offrono giochi definiti dallo Stato pericolosi da tutti, tanto da scriverlo sugli stessi, e poi utilizziamo il gioco stesso per procacciare nuovi potenziali poveri?

Siamo il primo Paese come volume scommesso in tutta Europa per caso o per sistemica organizzazione delle vincite e del loro rientro nel volume scommesso? Sono gli italiani a voler scommettere o sono i regolamenti ad indurre a farlo?

Non dimentichiamoci delle nostre esperienze, di quando i luoghi destinati al gioco erano luoghi sicuri, aperti solo a determinati orari, gestiti da personale esperto e preparato, accettato dalla legge e molto fruttuoso per le casse del Comune; nel 1300 i messeri si preoccupano di gestire tutte le situazioni nel locale, erano responsabili innanzi alla legge del rispetto di tutte le leggi, i precursori degli odierni croupier e degli attuali casinò, che ritengo essere l’unico luogo consigliabile a qualsiasi cittadino, giocatore o curioso, anche se le stesse case da gioco andrebbero riconsiderate in alcune innovazioni per garantire all’usura, al riciclaggio e all’impoverimento eccessivo di rimanerne al di fuori.

Chiudere le concessioni e aprire luoghi sicuri e controllati, dove i minorenni non possono entrare, organizzati e gestiti da un organo di esperti estranei allo Stato e superiore ad esso nel rispetto dei giocatori, come accade in altri Paesi europei, sarebbe un principio di inversione positiva economica e sociale.

Auspicabile per tutti gli italiani l’esigenza che si arrivi velocemente sia a garantire vincite superiori all’importo scommesso che alla equa suddivisione dei montepremi in vincite che permettano al giocatore di riflettere, di poter scegliere se scommettere o spendere la vincita in altro modo, magari in un negozio, al cinema o al supermercato, ripensare il gioco come moltiplicatore economico sicuro e non devastante.

Fino a che questa scelta verrà negata ai consumatori si continuerà a procacciare clienti ai dottori, a distruggere intere famiglie, a produrre introiti che escono dall’economia e rientrano nelle tasche di pochi imprenditori o quando va bene in quelle del Monopolio, di certo non in quelle dei cittadini italiani.