Donna incinta uccisa, la figlia racconta in aula le lunghe violenze

"Ricordo che un giorno dell’estate scorsa mia madre era infastidita dalla presenza di Purpura in casa nostra e sospettava della relazione con il Savalli. Quando gli chiese spiegazioni, lui divenne un diavolo: in nostra presenza la picchio’ con calci e pugni sul viso e sulla pancia. Mia madre era gia’ incinta". Lo ha riferito, alla Corte d’Assise di Trapani, Anna Rita Savalli, la diciottenne figlia di Maria Anastasi, la donna al nono mese di gravidanza uccisa e poi bruciata, e di Salvatore Savalli, imputato per l’omicidio avvenuto nelle campagne trapanesi lo scorso 4 luglio. Alla sbarra anche l’ex amante, Giovanna Purpura. Savalli deve rispondere anche di maltrattamenti nei confronti dei tre figli e della moglie. 

La ragazza, che viveva dai nonni materni per sfuggire alle presunte violenze domestiche e si riferisce al padre chiamandolo per cognome, ha confermato la circostanza di avere provato a denunciare i maltrattamenti alle forze dell’ordine, riferita dalla sorella Simona nella scorsa udienza. "Mia madre – ha proseguito – non denuncio’ mai il Savalli per tutelare noi figli. Noi abbiamo provato a farlo recandoci dai carabinieri di Trapani, ma ci hanno detto che non potevamo perche’ eravamo minorenni o interveniva mia madre a smentirci". La teste ha poi ribadito il presunto tentativo di strangolamento da parte del padre nei confronti della sorella: "Le fece scoppiare tutte le vene capillari della faccia – ha detto la diciottenne – e dopo che mia madre la rianimo’, lui con un sorrisino le disse: come era la vita nell’aldila’?".

Riguardo alle ore successive al delitto, la ragazza ha raccontato: "Savalli disse a mia sorella Simona quello che doveva dire alle forze dell’ordine per proteggere Giovanna e i suoi figli, altrimenti l’avrebbe ammazzata. Ma io dissi a mia sorella di raccontare tutta la verità".