Zagari’a, Lino Banfi sfida Montalbano

"E’ il mio cognome vero e me lo porto volentieri", Lino Banfi presenta "Il commissario Zagari’a", una fiction tutta giocata in casa: prodotta dalla sua casa di produzione Alba Film 3000 (i cui soci sono il figlio Walter, il genero Fabio Leoni, Bruno Altissimi, produttore cinematografico di grandissima esperienza, e lo stesso Banfi che e’ il presidente della societa’ e ricorda: "Avevamo gia’ co-prodotto con il compianto e bravissimo Carlo Bixio il film Tv ‘Il padre delle spose’ che ha avuto un buon successo"), interpretando con il suo vero cognome un personaggio che gli assomiglia. "Entrambi – dichiara l’attore – sono buongustai! Dovunque vadano nel mondo pensano solo a mangiare bene!". Ma chi e’ Zagari’a? "E’ un vecchio commissario, che non riesce ad andare in pensione (e nemmeno lo vuole), perche’ conosce bene il suo territorio e non puo’ smettere di difenderlo dalle minacce della criminalita’ – dice Banfi -. E’ grassotto ma simpe’tico. Non usa la pistola ma, piuttosto, il ragionamento e il suo infallibile intuito. E, dopo tanti anni di servizio, si commuove ancora davanti ai cadaveri e, per digerire le brutture con cui ha a che fare, si concede delle grandi mangiate di pesce. Ha un grande cuore ma se gli vengono i cinque minuti si inche’zza come faccio io!". "Per il nostro film – prosegue Banfi – abbiamo voluto un’ambientazione che facesse colpo e abbiamo scelto il Salento, con la stupenda Lecce barocca, il mare cristallino e gli ulivi secolari. Ho avuto la fortuna di avere magnifici colleghi attori. Cito, tra gli altri, Marco Cocci, Ana Caterina Morariu, Antonio Stornaiolo, Isabelle Adriani e, non ultima, mia figlia, Rosanna Banfi. Senza dimenticare il mio mitico attendente De Simone interpretato da Sandro Ghiani. Per la fotografia abbiamo voluto uno dei migliori direttori delle luci italiani, Alessandro Pesci; per la scenografia l’ottima Giada Calabria e i costumi sono stati ideati dal grande Giuseppe Tramontano. La regia e’ del bravissimo Antonello Grimaldi". Regista che afferma: "Siamo stati tutti guidati da un Lino Banfi in splendida forma che passa in modo del tutto naturale dalla commozione alla battuta, dallo spavento alla risata, dall’abbraccio paterno alla minaccia quasi folle".

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