Yara, la caccia alle prove riparte dalla palestra

La caccia alle prove per incastrare il presunto killer di Yara riparte dal centro sportivo, dove la ragazzina venne vista l’ultima volta. Oggi nella palestra si sono fatti vivi i carabinieri che hanno voluto ancora una volta l’elenco di tutti i frequentatori. ”Veramente e’ da lunedi’ che mi hanno chiesto di controllare gli archivi – dice la titolare del centro Veronica Locatelli – ma come ho gia’ detto lui non risulta”.

Silenzio assoluto invece alla domanda se la palestra era frequentata dai figli del muratore fermato. Veronica scuote la testa e non dice nulla. Si ricominciano a setacciare tutti i luoghi della vicenda, tra Brembate, Mapello e Terno d’Isola.

Il muratore Massimo Giuseppe Bossetti nel carcere di Bergamo anche oggi si e’ rifiutato di rispondere alle domande degli investigatori e quindi e’ necessario cercare tutti gli elementi a sostegno delle accuse che gravano su di lui.

”I carabinieri hanno l’archivio con tutti i nomi dei nostri clienti da 3 anni – spiega Veronica Locatelli – e’ chiaro pero’ che se fosse stato cliente del nuoto libero l’uomo non sarebbe registrato”. Dal centro sportivo, una vera cittadella dello sport che comprende piscina, campi di calcetto e di atletica, il palasport e il bar aperto da una decina d’anni, passano ogni anno oltre 2mila persone tra chi segue dei corsi o chi va semplicemente per una nuotata o affittando il campo per la partita.

”Non mi ricordo il suo volto – ha ripetuto la titolare riferendosi a Bossetti – l’ho detto chiaramente ai carabinieri”. Dalla palestra gli inquirenti hanno poi ripercorso il tragitto che porta verso casa di Yara in via Rampinelli. Il 26 novembre era una serata piovigginosa e buia e la ragazzina doveva percorrere a piedi circa 700 metri. Sono stati al solarium Oltreoceano, dove i proprietari hanno raccontato di aver avuto Bossetti come cliente diversi anni fa.

”Veniva due o tre volte alla settimana – ha detto la titolare Francesca -. Poi non l’ho piu’ visto e potrei quasi dire con sicurezza che da me non e’ piu’ venuto tra la fine del 2010 e il 2011, sono sicura del periodo perche’ e’ quello in cui mi sono trasferita dall’altra parte della strada”. Chiusa la piu’ grande caccia all’uomo mai organizzata dal dopoguerra, si cercano quindi le prove del punto di contatto tra Yara e il muratore.

Quando scomparve nel novembre del 2010, tutti descrissero la 13enne come una ragazzina tutt’altro che sprovveduta. ”Mai avrebbe accettato un passaggio da uno sconosciuto”, era il ritornello. E c’e’ chi faceva notare che essendo una ginnasta ben allenata e dai muscoli d’acciaio difficilmente una persona sola avrebbe potuto caricarla in macchina, tenerla ferma e guidare. Yara si era forse fidata di un volto rassicurante che in qualche modo incrociava?

Intanto anche oggi i Gambirasio non si sono quasi fatti vedere in giro, mentre Brembate rabbrividisce man mano che vengono fuori i particolari sulla morte violenta di Yara. ”Massimo era qui anche domenica con uno dei suoi cagnolini in braccio”, dice l’avventore di un bar poco distante da via Rampinelli. Ultimo aperitivo con gli amici per il muratore provetto, l’esemplare padre di famiglia che dal giorno successivo sarebbe diventato il mostro della porta accanto.