WikiLeaks, Per Assange ultimo giorno di battaglia giudiziaria

Wikileaks founder Julian Assange arrives for the second day of a two day hearing at the Supreme Court in central London, on February 2, 2012. Assange took his extradition fight to Britain's Supreme Court on Wednesday, arguing that sending him to Sweden to face rape allegations would breach legal principles dating back 1,500 years. AFP PHOTO / MIGUEL MEDINA

Gli avvocati che rappresentano la Svezia nella causa contro Julian Assange sono tornati alla carica oggi davanti alla Corte suprema di Londra per sostenere la regolarità della richiesta di estradizione. Si tratta dell’ultima battaglia giudiziaria nel Regno Unito per il fondatore di WikiLeaks, nel tentativo di sfuggire al mandato d’arresto spiccato nei suoi confronti dalle autorità Stoccolma.

Se perde non ci saranno altre possibilità di ricorso. Se vince, la procedura stessa del mandato d’arresto europeo finirà per essere rivista, per lo meno nel Regno Unito. Tutta la linea di difesa di Assange – che la giustizia svedese vuole sentire su un caso di stupro e molestie sessuali – si fonda infatti sulla contestazione della regolarità della stessa procedura.

Dinah Rose, il super-avvocato difensore che oggi ha affrontato per quattro ore di fila i giudici ha riassunto la sua tesi in questo modo: "Il caso è molto semplice: un pm svedese va considerato come autorità giudiziaria capace di spiccare un mandato di arresto europeo e quindi chiedere l’estradizione?", ha chiesto in apertura del processo. Secondo lei, un procuratore che agisce in nome di uno Stato non offre alcuna garanzia di "indipendenza e imparzialità" e mette quindi "gravemente a rischio la libertà individuale".

Clare Montgomery, l’altro avvocato star che rappresenta le autorità svedesi, ha cercato di contrastare questo argomento nella seconda e ultima giornata di udienza. Stando alla sua versione, un pm è un’autorità perfettamente in grado di emettere un mandato d’arresto europeo e una simile iniziativa non richiede l’intervento di alcun giudice terzo a garanzia dei diritti dell’imputato.

Per sapere come la pensano i sette giudici della Corte suprema, massima giurisdizione britannica, sarà necessario attendere "diverse settimane". Decine di persone si sono presentate, come sempre, davanti al tribunale per mostrare il loro sostegno al quarantenne australiano. E’ ormai più di un anno che al fondatore di WikiLeaks, il sito di hacker che ha messo a repentaglio per diversi mesi la diplomazia mondiale, è stata assegnata la residenza nel Regno Unito, nell’attesa di una decisione sull’ammissibilità o meno della richiesta d’estradizione.

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