Voto italiani all’estero, ecco la proposta targata M5S

Correggere la legge Tremaglia, la 459 del 2001, sulle modalità dell’esercizio del voto degli italiani all’estero, consentendo tra l’altro l’esercizio del voto anche ai cittadini italiani che si trovino fuori dai confini nazionali "solo temporaneamente e comunque per un periodo inferiore ai dodici mesi" (come gli studenti erasmus, ad esempio). É questo lo scopo di una proposta di legge del M5s, primo firmatario Alessandro Di Battista, che sarà presto assegnata alla commissione competente alla Camera.

La proposta, che non intende "stravolgere per intero la disciplina", prevede, per l’elettorato attivo, che venga posta "a carico di chi volesse partecipare alle elezioni di manifestare tale volontà inviando al comune di ultima residenza in Italia una comunicazione per via telematica", semplificando "il lavoro degli uffici consolari che non devono più impiegare forza lavoro e risorse per cercare di reperire gli aventi diritto al voto". Sull’elettorato passivo, invece, la pdl consente "a tutti i cittadini italiani di candidarsi nella circoscrizione estero, a prescindere dalla residenza anagrafica".

Per le modalità di voto si conserva quello per corrispondenza, "con la particolarità" che è onere di chi ha diritto di voto di "recarsi all’ufficio consolare per ritirare il plico elettorale". La proposta prevede poi "l’eliminazione della necessità di unificare gli elenchi elettorali del ministero degli Esteri, presso i consolati, e dell’Aire" (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) e "l’aumento del numero delle ripartizioni della circoscrizione estero da quattro a sei". Infine, secondo quanto si legge nella relazione illustrativa, si prevede l’esistenza, "in luogo di un unico seggio elettorale, di sei sedi, una per ogni ripartizione, in ciascuna delle quali è costituito un seggio elettorale per ogni 5mila elettori residenti all’estero".

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