Voto italiani all’estero, D’Errico (Lega): “Priorità made in Italy e abolizione Imu”

“Sono convinto che gli italiani all'estero debbano finalmente essere rappresentati in maniera seria e concreta. La mia carriera dimostra che ho sempre messo il massimo impegno in quello che ho fatto”

Tommaso D’Errico è candidato alla Camera dei Deputati nella ripartizione estera che comprende Asia, Africa, Antartide e Oceania. Nasce il 6 Febbraio 1982 a Mascate, in Oman, è un giovane con alle spalle tanta esperienza. ItaliaChiamaItalia lo ha voluto contattare per conoscerlo meglio.

Chi è Tommaso D’Errico?

Sono un ragazzo di 36 anni che, nonostante sia nato e attualmente lavori all’estero, non ha mai abbandonato le sue radici e l’amore per la sua patria. Ho frequentato il liceo in Russia e in Francia ma mi sono laureato in Giurisprudenza a Firenze e ho conseguito un master in Scienze Diplomatiche a Roma: il mio legame con l’Italia non è mai venuto meno.

In Italia trascorro anche le mie vacanze, nella casa di famiglia in Toscana. Ho lavorato per le Nazioni Unite all’ufficio UNESCO di Doha come ufficiale di collegamento e attualmente sono il consigliere giuridico del Ministro della Cultura dell’Oman.

Questi incarichi mi hanno permesso di acquisire competenza e professionalità, sono sicuro di poter dare un contributo interessante nelle istituzioni italiane e di poter rappresentare al meglio i miei connazionali residenti all’estero. Con il massimo impegno affinché vi sia una collaborazione reale e non sulla carta, come spesso avviene.

Lei rappresenta la Lega nella coalizione di centrodestra, la maggior parte dei connazionali in questa circoscrizione sono meridionali. La Lega è stata sempre contro il Sud Italia, cosa le fa pensare che la voteranno?

Mi sono iscritto alla Lega lo scorso anno grazie al nuovo corso impresso dal segretario federale Matteo Salvini, che ha trasformato la Lega in un partito nazionale. Non a caso è stata tolta la parola “Nord” dal simbolo e uno degli slogan più frequentemente usati dal nostro leader è “Prima gli italiani”. In nessun modo siamo contro il Sud, anzi Salvini ha ottenuto 25 candidati nei collegi uninominali del centro Sud, senza contare quelli dei listini plurinominali, e sono tutti collegi sicuri. Vuol dire che nel prossimo Parlamento ci saranno diversi deputati e senatori leghisti meridionali. Non catapultati o big di partito: tutti espressione del territorio, molti giovani e molte facce nuove.

In questi ultimi anni Salvini, segretario della Lega dal 2013, ha girato la nostra penisola in lungo e in largo e anche in questa campagna elettorale è spesso nelle regioni meridionali. È persino capolista nel listino per il Senato in Calabria. Non ci dimentichiamo poi che al Parlamento Europeo Matteo e gli europarlamentari leghisti sono gli unici che si battono come leoni per la tutela dei nostri prodotti del territorio, dall’olio pugliese al pane di Altamura, dalle arance siciliane al limoncello campano. Uno dei punti del mio programma riguarda proprio questo: la promozione e la tutela del Made in Italy, perché la contraffazione danneggia l’economia interna italiana e lede gli interessi di tutti i nostri connazionali nel mondo che operano nei settori della ristorazione, dell’agro-alimentare e dell’abbigliamento, solo per citare alcuni esempi di eccellenze italiane che all’estero ci invidiano e che, purtroppo, ci copiano.

Cosa pensa delle dichiarazioni del suo collega Marcianò?

Non è un mio collega, io sono un funzionario internazionale e sinceramente non so che attività svolga il signor Marcianò. Ho diramato qualche giorno fa un comunicato alle agenzie di stampa italiane in cui mi dissocio totalmente dalle sue dichiarazioni in tv sugli immigrati, dai suoi post razzisti su Facebook e in generale dal suo linguaggio e dai suoi toni. Uno stile e un modo di pensare che non mi appartengono, lontani anni luce da quella che è la mia visione del mondo e della politica. Io voglio rappresentare gli Italiani all’estero, italiani che sono immigrati e che hanno portato alta la bandiera del nostro paese nel mondo con sacrifici e impegno. Non discrimino nessuno né per nazionalità, né per religione. Fermo restando, ovviamente, che vanno rispettate le regole e le leggi di un paese ospitante e che in ogni caso chi delinque va punito. La Lega non è un partito xenofobo: la nostra lotta all’immigrazione clandestina è a beneficio anche di tutti quegli stranieri regolari e perfettamente integrati nel nostro Paese.

Quali sono le sue priorità per gli italiani all’estero?

Come ho già spiegato, per me un punto fondamentale è la protezione legale dei prodotti tipici italiani e del Made in Italy, proprio perché molte attività degli italiani all’estero sono legate a questo importante settore. Ho intenzione di creare un “Comitato per la tutela e la promozione dei prodotti e della ristorazione italiana nel mondo”.

Un’altra priorità è la tassazione della casa in Italia: l’abitazione che un italiano residente all’estero possiede nel nostro Paese non deve essere considerata “seconda casa” ai fini fiscali.

Fondamentale, e siamo al terzo punto, l’equiparazione normativa del Servizio Sanitario Nazionale per tutti gli iscritti all’AIRE: se io, italiano residente all’estero, in Italia ho un problema di salute non ho la copertura sanitaria come gli Italiani residenti in Italia e devo pagare tutto di tasca mia. Non lo trovo giusto.

Quali sono le problematiche dei nostri connazionali in Australia?

Vivo In Oman ma sono un funzionario internazionale quindi ho sia una conoscenza diretta – sono stato più volte a Melbourne – sia una conoscenza indiretta legata alla mia professione e alla mia conoscenza delle tematiche internazionali. Parlo perfettamente l’inglese, oltre che l’arabo, il francese, lo spagnolo, il russo e ovviamente l’italiano. Sono in contatto con la comunità italiana dello Stato del Victoria e le problematiche sono le medesime di tutti gli Italiani all’estero: credo che i tre punti programmatici che ho illustrato nella risposta precedente – protezione del Made in Italy, casa e sanità – siano fondamentali anche per gli italo-australiani.

“Immediato supporto logistico, in caso di emergenza, a tutti gli italiani all’estero”: ci spieghi cosa intende. Questo servizio non è già garantito dalla Farnesina e dai vari consolati?

È garantito, ma potrebbe essere migliorato soprattutto per quanto riguarda i tempi di intervento. Ad esempio, quando è avvenuto il terremoto in Giappone molti italiani hanno avuto difficoltà a contattare le istituzioni italiane e ci sono stati considerevoli ritardi negli aiuti. Vorrei rendere le procedure burocratiche più snelle e rendere tutto, appunto, più immediato ed efficiente.

Supporto al prestigio dell’Italia, tipo?

Avere prestigio vuol dire innanzitutto essere protagonisti e non comparse nella politica internazionale. I trattati bilaterali e multilaterali che l’Italia stipula con gli altri Paesi devono essere vincolanti ed effettivi, anche a tutela degli italiani all’estero. Non un pretesto per fare viaggi di Stato all’estero, tanti buoni propositi che però non portano a nulla di concreto.

Perchè votare D’Errico?

Perché sono convinto che gli italiani all’estero debbano finalmente essere rappresentati in maniera seria e concreta. La mia carriera dimostra che ho sempre messo il massimo impegno in quello che ho fatto. In Italia, che purtroppo negli ultimi anni è stata attraversata da una pesante crisi economica, si parla molto di “fuga dei cervelli”: non è solo una formula giornalistica, ma qualcosa di più profondo ed esteso di quanto si pensi. Si tratta ormai di un fenomeno di massa che riguarda soprattutto i giovani che tentano la carta dell’estero in cerca di migliori prospettive di carriera in paesi dove merito e competenze sono più apprezzati.

Secondo le statistiche nell’ultimo anno sono stati 112.000 gli italiani trasferitisi all’estero: un capitale umano e intellettuale ingente, che preferisce andar via perché non ha più fiducia. Eppure si tratta di ragazzi che, come amanti traditi, non smettono di amare e soffrire per la Patria. Occuparsi di italiani all’estero secondo il mio punto di vista vuol dire anche creare nel nostro Paese le condizioni affinchè chi voglia tornare sia messo in condizione di farlo: re-italianizzarli, offrendo buone ragioni professionali e adeguate motivazioni ideali per tornare a dare il loro contributo per la rinascita della Nazione, è un imperativo al quale è chiamata a dare risposte la classe politica e mi piacerebbe, se diventerò deputato, poter contribuire a questo. Inoltre, come ho già spiegato, mi impegnerò anche a fare in modo che gli italiani residenti all’estero possano davvero sentirsi rappresentati e protagonisti.