Vorrei svegliarmi e vedere un’Italia serena – di Emanuele Esposito

Vorrei svegliarmi un giorno qualunque, un’ora qualsiasi, aprire la finestra di camera mia e guardare il mondo in modo diverso. Guardare le facce del  giornalaio, il tabaccaio, il benzinaio, il salumiere, il meccanico, un sorriso sereno, sentirli parlare di calcio, di donne, dei fatti e misfatti del vicino… Se vedrò e sentirò tutto questo, allora vorrà dire che il nostro Paese è cambiato, non so se sarà migliorato ma di certo non vedrò più le facce tristi, non sentirò più i lamenti giornalieri e i soliti pensieri del fine mese. Forse mi sarò svegliato bambino, ma non importa perché era un’altra epoca, era un’Italia diversa che con pochi spiccioli sapeva sorridere alla vita, dove a un bambino bastava un ghiacciolo e il pallone Santos per essere felici, dove ancora c’era il rispetto reciproco, non c’era Facebook per dire buon giorno, c’era il nostro volto, c’era il contatto umano.

Vorrei svegliarmi un giorno di 20 anni fa, per raccontare agli amici del mondo di non fidarsi di questa era assurda, ipocrita, che ci sta togliendo anche il rispetto reciproco, nella quale siamo schiavi di un dio denaro che ci massacra ogni giorno.

 

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