Vogliono toglierci soldi, sogni e speranze. E’ dittatura! – di Francesco Mantegna Venerando

Le drammatiche notizie del popolo greco ridotto alla povertà, parallele agli scenari altrettanto foschi dell’Italia e di altri Paesi europei, devono indurci a credere che è giunto il momento di mettere in discussione l’intera impalcatura del perverso sistema. La politica intesa quale esercizio della democrazia, attraverso i rappresentanti eletti dal popolo, è ormai del tutto asservita a chi detiene il potere finanziario. Prima era una tendenza, adesso è la realtà consolidata: dalle nazioni più potenti a quelle in via di sviluppo, il mondo si è trasformato in un gigantesco mercato in mano alle grandi banche d’affari e alle multinazionali che ne detengono il controllo.

I debiti pubblici sono diventati il filone d’oro di queste organizzazioni a delinquere, attraverso un meccanismo abominevole, per cui esse prestano in continuazione i soldi che stampano agli stati in difficoltà, applicando interessi e comprando i loro debiti sotto forma di titoli pubblici che diventano ulteriore fonte di speculazione. Le voragini prodotte nel sistema bancario dalla fraudolenta attività e dal gioco speculativo quotidiano nelle borse valori, vengono coperte attraverso la spremitura dei contribuenti, sotto forma di "manovre finanziarie". In Europa si sono inventati il mostro infernale con un semplice trattato privo di alcuna legittimazione popolare, l’ESM (Meccanismo Europeo di Stabilità), attraverso il quale fiumi di danaro sottratto ai cittadini ormai vessati, confluiscono in una "cassa unica" sotto il fasullo intento di "fondo salva-Stati", gestito da anonimi soggetti privati, senza alcun controllo e senza dare conto e ragione a nessuno. Immunità totale! Dobbiamo porci l’esatta definizione dell’associazione a delinquere legittimata per mano pubblica o presunta tale. Cosa è "pubblico" allorquando non è stato stabilito dalla volontà di un popolo? Non facciano ridere quelli che affermano di poter fare i trattati e rubare in quanto sono stati votati, come se avessero ricevuto una delega in bianco.

E’ stato calcolato che i titoli cosiddetti "derivati" (danaro virtuale) ammontano oggi a 700 mila miliardi di dollari, cioè dieci volte il PIL dell’intero pianeta. Ogni cittadino americano, tanto per fare un esempio, solo per poter pagare gli interessi sul debito pubblico USA dovrebbe essere tassato del 65%. D’altro lato, in Italia non siamo distanti, il carico complessivo della pressione fiscale e dei balzelli accessori si assesta, nella cornice del governo Monti, attorno al 70%, cioè un vero e proprio regime vessatorio.

Non c’entrano più niente le teorie dei grandi economisti, non c’è più un barlume di economia sociale, esiste solo la finanza speculativa che divora il reddito da lavoro dei cittadini, gonfia il debito pubblico, impoverisce le nazioni per creare lavoro sottocosto e sfruttarlo ulteriormente, sempre a vantaggio delle multinazionali a loro volta integrate nelle grandi famiglie di banchieri. La logica della finanza speculativa punta ai grandi numeri della demografia: una povertà diffusa, sospinta con guerre locali o sommosse scatenate ad arte, per modificare gli assetti geopolitici e impadronirsi di nuove risorse naturali, punta a sottomettere intere popolazioni, neutralizzare le spinte idealistiche, perpetuare il sistema dominante e mantenere comunque il  livello dei consumi, specie quelli di prima necessità.

La classe politica, a partire dagli europarlamentari (con poche eccezioni) e dai capi di governo, sono sotto il tallone dei nuovi colonizzatori del mondo, per incapacità o corruttela o tutte e due le cose insieme, poco importa. Ma sapendo che un siffatto sistema è pur destinato al suo punto critico, hanno accelerato sui trattati, formula truffaldina per evitare qualsiasi elezione o referendum, instaurando di fatto la dittatura finanziaria europea.

Non se ne viene fuori da queste ganasce, se non attraverso la sollevazione dell’intera opinione pubblica nelle nazioni, che superi le barriere dei partiti, individuando sistemi e leadership in grado di riconfigurare il sistema. E i nodi principali sono: il ritorno degli Stati alle rispettive sovranità monetarie; la nazionalizzazione delle banche centrali sottoposte al rigido controllo dei parlamenti e dei governi; la creazione di una o più banche nazionali per il credito esclusivamente dedicato all’impresa e al lavoro, mirato cioè alla crescita economica e non alla speculazione; la sospensione di tutti i trattati europei sino alla costituzione di quella "unità politica" fin oggi apposta mancata (Federazione di Stati Europei), attraverso libere votazioni; la riduzione drastica dei debiti sovrani con criteri politici e la sospensione immediata degli interessi (lo Stato gestisce il proprio debito pubblico e la politica monetaria, non le banche private); una normativa che fissi regole insormontabili per il sistema bancario e le borse valori, con meccanismi idonei all’accertamento delle reali entità dei capitali investiti, dei loro movimenti, con prelievi fiscali alla fonte e nettamente più elevati di quelli applicati alle categorie sociali che producono ricchezza nazionale attraverso l’impresa, la ricerca, l’innovazione e il lavoro.

L’obiettivo possibile è soltanto uno: il diritto inalienabile delle persone ad una vita degna di essere vissuta nelle rispettive nazioni, in parte lavorando e in parte dedicandosi ai propri affetti, ai propri sogni e alle proprie passioni. I banchieri vadano su un altro pianeta, se non ci stanno. E lo facciano in tempo, perchè i popoli affamati travolgono qualunque forma di tirannia, come insegna la Storia.

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