Viva l’Esercito Italiano, anche in caso di rifiuti e terremoti – di Roberto Pepe

Al tempo dell’emergenza della “munnezza” napoletana, qualcuno contestò l’uso dei militari per “spazzare” con i cingolati le vie di Napoli. Asserii in quel frangente che l’Esercito moderno non va pensato e codificato come un’entità statale dedicata  esclusivamente all’uso delle armi, ma va concepito come una Forza posta alla salvaguardia ed alla difesa del cittadino  “da qualsiasi forma” di pericolo esso sia attaccato e, pertanto anche dalla “munnezza”!

Il cliché del milite nelle trincee della prima guerra mondiale o nelle avventure coloniali del secondo conflitto, va completamente modernizzato nell’ottica delle attuali esigenze e soprattutto per la tipologia di conflitti in essere e quelli in atto. Mantenere un costoso esercito che salvaguardi solo i confini della Patria, ad oggi, è assurdo per le poche possibilità di guerra con i nostri confinanti, ormai europei come noi; mentre all’estero l’Esercito attuale deve essere specialistico per reprimere eventuali azioni terroristiche ed essere pronto per eventuali missioni internazionali ONU, col tempo, destinate a scomparire in quanto costosissime e senza fine.

L’Esercito pertanto deve restare per difendere gli italiani anche contro le calamità naturali come i terremoti! Chi è più organizzato ad intervenire in breve tempo con una organizzazione alle spalle efficace e tempestiva se non le Forze armate? Quella che è il volontariato e la Protezione civile dovrebbe essere una branca (funzionalmente parlando) di un Esercito operativo che inglobi personale “civile”. Il momento di intervento è stabilito da un Centro di Coordinamento decretato da un Ente interministeriale  (Interni, Difesa) operante sulle 24h, con a disposizione  treni-convogli, campi tenda, strutture operative di sussistenza, pronto soccorsi, e soprattutto  con personale altamente specializzato in una struttura funzionante dall’inizio. Le caserme in disuso, i Centri logistici abbandonati, i campi di addestramento di provenienza militare dovrebbero essere riadattati e riutilizzati con lo scopo di mantenere una struttura dello Stato ancora efficiente e pronta ad intervenire in caso di  urgenza. La dirigenza operativa dovrebbe restare assolutamente militare, ma l’addestramento può essere indirizzato a civili della protezione civile o del volontariato. Si otterrebbe un triplice scopo: riadattare le vecchie strutture per un fine superiore, senza svenderle a privati, preparare personale al pronto intervento (a basso costo) e mantenere vivo il settore prettamente “militare” per il compito a cui un soldato è stato chiamato! In Portogallo i diplomati fanno una settimana di naja obbligatoria, quantomeno per essere più pronti ad una chiamata!

L’Associazione del Grifoarciere è l’unico Ente in Italia (approvato da Parisi e confermato da La Russa) che riunisce militari (di qualsiasi grado) e civili (sindaci, prefetti, magistrati, docenti, medici, tecnici…) nell’ottica di una reciproca conoscenza. Questa è la strada per costruire e mantenere efficacemente moderne strutture “miltari”, dal nome, ma dalla connotazione ed utilizzazione: civile. Questo è un moderno Stato integrato!

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