Via Poma, la sorella di Simonetta: tanti dubbi e rammarico

Un sentimento ‘strano’, di assoluta ‘destabilizzazione’, quello vissuto dalla famiglia di Simonetta Cesaroni dopo che hanno appreso che il processo che vedeva davanti ai giudici Raniero Busco si e’ concluso con l’assoluzione dell’ex fidanzato – unico imputato – dall’accusa di avere massacrato la ragazza con 29 coltellate.

La famiglia Cesaroni ha preferito restare a casa, lontano dai riflettori e dalle telecamere (cosa che, d’altro canto, avevano gia’ fatto durante il processo di primo grado), ad attendere la decisione della I Corte d’assise d’appello di Roma. A dar loro la notizia dell’assoluzione di Raniero e’ stata l’avvocato Federica Mondani, che nel processo ha rappresentato Paola Cesaroni, sorella di Simonetta.

La prima telefonata, qualche minuto dopo la lettura del dispositivo della sentenza, e’ durata solo pochi istanti; la seconda, qualche minuto. Solo il tempo di raccontare meglio l’accaduto e raccogliere i primi pensieri.

‘Siamo destabilizzati da questa sentenza – ha detto Paola Cesaroni al suo legale riferendo anche il pensiero della madre Anna Di Giambattista – Cerchiamo di capire il perche’ e’ finita in questa maniera e non sappiamo darci alcuna risposta’.

Resta il ‘rispetto assoluto per la decisione della Corte – ha aggiunto – ma ci aspettavamo che la perizia che hanno disposto potesse dare certezze. Il processo pero’ ha fatto emergere tanti dubbi e incertezze soprattutto sulla questione del morso sul seno di Simonetta. Proprio per questo, ci aspettavamo che la Corte accogliesse la richiesta di disporre una nuova perizia.
Cosi’ non e’ stato e in noi resta il rammarico’.

Il sentimento di destabilizzazione di oggi si fa ancor piu’ forte alla luce del fatto che, il 26 gennaio dello scorso anno, la famiglia di Simonetta aveva creduto che il loro ‘incubo’ fosse finito con la condanna di Raniero. In quella occasione Paola aveva detto che la sentenza era ‘la conferma della fiducia’ che non avevamo ‘mai perso nella giustizia, nelle istituzioni e nell’impegno dei pm in venti anni di lavoro’.

Oggi, resta la destabilizzazione per un capovolgimento di giudizio che non si aspettavano, confidando che la Corte d’assise d’appello potesse disporre una nuova, ulteriore, superperizia per sciogliere tutti i dubbi.

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