#SOSVenezuela, ormai è piena guerra civile. E il dittatore Maduro prepara il suo esercito

Vladimir Padrino Lopez, capo di Stato Maggiore e ministro della Difesa, ha assicurato: "Le forze armate nazionali bolivariane hanno ratificato la loro fedeltà incondizionata al presidente"

In Venezuela è piena guerra civile. Le proteste contro il governo Maduro non si placano. L’esercito chavista ha sparato più volte contro i manifestanti. La democrazia è stata spappolata. C’è solo rabbia, oppressione, dittatura. Per il paese sudamericano sarà una settimana caldissima.

Mancano poche ore alla nuova, grande manifestazione dell’opposizione e il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha ricevuto ieri il sostegno “incondizionato” delle forze armate del Paese.

Vladimir Padrino Lopez, capo di Stato Maggiore e ministro della Difesa, ha assicurato: “Le forze armate nazionali bolivariane hanno ratificato la loro fedeltà incondizionata al presidente“, Maduro è “un presidente veramente chavista che le forze armate ammirano profondamente”, ha commentato il generale Padrino Lopez, ringraziato pubblicamente dal presidente. “La lealtà si ripaga con la lealtà”, ha detto il capo dello Stato, il quale ha annunciato che entro la fine dell’anno intende distribuire armi ed equipaggiamento militare a circa mezzo milione di membri della Milizia Nazionale Bolivariana, una organizzazione chavista fondata nel 2007 e collegata con le Forze Armate regolari.

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Il presidente ha sottolineato che l’azione della milizia sara’ necessaria per garantire “l’unione civico-militare” in caso di “colpo di stato” da parte dell’opposizione, che “ha un solo obiettivo meschino, che e’ quello di generare il caos per giustificare un intervento straniero”.

Il portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani (Unhcr), Rupert Colville, ha criticato l’iniziativa di Maduro, sottolineando che “nel contesto attuale in Venezuela serve che la tensione si allenti e non che aumenti. Piu’ armi ci sono e piu’ aumenta il rischio che possano essere usate. E armare i civili ovviamente implica un rischio altissimo”.

Grande manifestazione in arrivo, dunque. Mercoledì si assisterà a un braccio di ferro in cui ciascuno cercherà di mostrare la propria forza, ma sul quale grava la paura di una deriva violenta alimentata dal bilancio degli scontri registrati tra marzo e aprile: le opposizioni contano sei morti, decine di feriti e oltre un centinaio di arresti.

La giornata preoccupa l’intera regione: in una nota congiunta, undici paesi dell’America Latina – Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Messico, Paraguay, Peru’ e Uruguay – esprimono il cordoglio per le vittime sin qui registrate negli scontri e chiedono a Caracas di garantire il diritto a scendere in piazza impedendo “ogni azione violenta contro i manifestanti”. Tornando ad esortare il governo di Maduro a stilare un calendario elettorale che metta fine alla crisi “che vive il Venezuela e che preoccupa la regione”.

Il mondo intero deve concentrare la propria attenzione sul Venezuela e, se necessario, andare oltre le parole. Prima che sia troppo tardi.

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