Usa, totoministri Obama bis: rebus dipartimento di Stato

PORTLAND, OR - JULY 24: U.S. President Barack Obama speaks at a campaign fundraiser at the Oregon Convention Center on July 24, 2012 in Portland, Oregon. President Obama is next scheduled to continue his campaign in Seattle. (Photo by Jonathan Ferrey/Getty Images)

Saranno tante le facce nuove dell’Obama bis, un secondo mandato che nasce all’insegna del dialogo bipartisan, tanto che s’ipotizza un repubblicano alla guida del Pentagono. Molti gli addii gia’ annunciati di personalita’ come Hillary Clinton agli Esteri, Tim Geithner al Tesoro e Leon Panetta alla Difesa. Ma a tener banco e’ il rebus su chi guidera’ il Dipartimento di Stato, nel duello tra John Kerry e Susan Rice.

Lasceranno il loro dicastero anche il ministro dell’Energia Steven Chu, quello degli Interni, Ken Salazar, dell’Ambiente, Lisa Jackson. A un passo dall’uscita anche il responsabile della Giustizia, l’Attorney General Eric Holder e il capo dei Trasporti, Ray LaHood.

Cosi’, a due giorni dal voto impazza gia’ il totoministri sul nuovo gabinetto del second term obamiano. In queste ore la Casa Bianca e’ al lavoro per mettere a punto la nuova squadra, vagliando uno dopo l’altro le differenti ipotesi. Oltre agli Esteri, occhi puntati sugli altri incarichi piu’ delicati, Tesoro e Difesa. Al posto di Geithner, una poltrona che sara’ cruciale per la ripresa economica, sembra ormai quasi certo che vada Jack Lew, l’attuale capo dello staff della Casa Bianca.

Grande incognita invece su chi sara’ il prossimo Segretario di Stato, su cui da mesi hanno messo gli occhi com’e’ noto Kerry e Rice. Ambedue queste personalita’ possono contare su fortissimi legami con Barack: l’ambasciatrice all’Onu e’ da anni molto intima degli Obamas. Ma nei confronti del presidente della Commissione Esteri del Senato, Barack ha in piu’ un debito di riconoscenza. Fu proprio Kerry a scegliere nel 2004 l’allora semisconosciuto senatore Obama per tenere il Keynote speech alla Convention che lancio’ la sua fallimentare corsa per la Casa Bianca. Ambedue hanno delle controindicazioni. Optando per Rice, bersaglio dei repubblicani dopo la strage di Bengasi, Obama rischia di lanciare un segnale di ostilita’ all’opposizione, in un momento in cui e’ costretto a cercare nuove intese. Se invece sceglie Kerry, i democratici abbandonerebbero un seggio senatoriale in Massachusetts, uno stato in cui il senatore repubblicano uscente Scott Brown e’ alla disperata ricerca di un posto. E cosi’ facendo si potrebbe indebolire la maggioranza risicata dei democratici alla Camera Alta.

Infine, la Difesa. Sul dopo Panetta si fanno tanti nomi, a partire dal suo vice Ash Carter. In lizza anche un’altra ex vice, Michele Flournoy, che potrebbe diventare la prima donna alla guida del Pentagono nella storia americana. Si parla anche di Richard Danzig, ex capo della Marina ai tempi di Bill Clinton e ex consulente dello stesso Obama. Ma molti scommettono che alla fine Barack tirera’ fuori dal cilindro un nome a sorpresa dal potente significato politico: si tratta di Chuck Hagel, un veterano del Vietnam, ex senatore repubblicano moderato. La sua nomina sarebbe un concreto segnale di apertura al dialogo nei confronti dell’opposizione, per avviare nel migliore dei modi quella collaborazione bipartisan, annunciata sin dalla notte della vittoria elettorale a Chicago.

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