Usa, l’addio di Hillary Clinton – di Ennio Caretto

 

Washington – Per la prima volta in vent’anni, Hillary Clinton non sarà più una dei grandi protagonisti della vita politica in America. L’ex first lady ed ex senatrice di New York sarà presto anche l’ex segretaria di stato. Lascerà la carica a giorni, e si ritirerà a vita privata. Salita alla ribalta nazionale nel ’92, con la elezione del marito Bill Clinton a presidente, uscirà di scena tra il rimpianto degli americani. Ma c’è da scommettere, solo per poco. L’America non rimarrà orfana di Hillary molto a lungo. Come ha scritto il New York times infatti, questa donna forte, anzi fortissima, è la candidata democratica numero uno alla Casa bianca nel 2016. Se Obama passerà alla storia il primo presidente nero americano, Hillary potrà passarvi come il primo presidente donna.

 

Sorprende che un mese dopo le elezioni in America si parli già delle prossime tra quattro anni. Ma è un’età di grandi cambiamenti, e il paese è attratto dalla possibilità di compiere un’altra svolta cruciale dopo quella del 2008, quando Obama venne eletto per la prima volta. Hillary Clinton ha sempre affascinato non soltanto l’America ma anche il mondo. E’ una personalità globale, il simbolo dell’ascesa femminile nella politica e nella società. Neppure la presidentessa del Brasile Dilma Roussfell, neppure la cancelliera tedesca Angela Merkel possono competere con lei. Hillary è una figura carismatica, con un consorte che ha dato all’America otto anni di prosperità e di stabilità senza precedenti, e difficilmente i repubblicani la sconfiggerebbero alle urne nel 2016. Per neutralizzare Hillary, molti repubblicani intendono candidare alla Casa Bianca Jeb Bush, l’ex governatore della Florida, il fratello di George W. Bush, presidente dal gennaio 2003 al gennaio 2009, il figlio minore di George H. Bush, presidente dal gennaio 1989 al gennaio 1993. Ma Jeb, l’erede della massima dinastia politica del Partito, non rappresenterebbe una svolta per l’America che cambia, dove le minoranze hanno un peso crescente. Di qui la ricerca di un volto nuovo, possibilmente una donna, ma non come l’ultra conservatrice Sarah Palin, bensì come Condoleezza Rice, la ex segretaria di stato oggi magnifico rettore dell’Università di Stamford in California. Una bushana, l’allieva di Bush padre e la protetta di Bush figlio, ma diversa da entrambi. Durante la scorsa campagna elettorale, molti repubblicani esortarono il loro candidato alla presidenza Mitt Romney a scegliere lei come propria vice. Condoleezza (nome che è l’errata trascrizione di “Con dolcezza” da parte del padre, pastora protestante e musicomane) aveva un indice di popolarità dell’80 per cento, quasi il doppio di Romney e quattro volte tanto gli altri papabili, l’ex senatore cattolico integralista Rick Santorum. Oltre all’esperienza di governo, sottolineavano i suoi sostenitori, “Condi” possedeva altre credenziali. Le possiede ancora: è donna, é nera, ha un prestigioso carnet accademico, e piace ad alcune delle minoranze che hanno votato Obama. E non bisogna dimenticare che la maggioranza dell’elettorato, il 53 per cento, è femminile.

Al Tea party e all’ala più conservatrice del Partito, tuttavia, “Condi” non piaceva. La trovavano troppo moderata, e la incolpavano degli errori di W. Bush in Afganistan e in Iraq. “Anyone but Condi”, chiunque tranne Condi, divenne il loro grido di battaglia. Se il candidato a vice ha da esser donna, dicevano, sia un’altra Sarah Palin, un falco, non una colomba, dimenticando che con il suo estremismo la ex governatrice dell’Alaska, la compagna di corsa del senatore John McCain, contribuì alla disfatta repubblicana delle elezioni del 2008. Condoleezza Rice fu così tolta di mezzo. Non che la sua presenza avrebbe evitato a Romney la sconfitta contro Obama. Ma la avrebbe edulcorata. Di un duello Hillary – Condi si era già parlato la primavera scorsa. I media americani più amanti di dietrologia avevano sognato un colpo di scena: che Obama chiedesse al vicepresidente Joe Biden un passo indietro e scegliesse come compagna di corsa Hillary, e che in reazione Romney puntasse su Condoleezza. Sarebbe stata la prima contesa tra due donne per la Casa Bianca. Il sogno sfumò. Ma potrebbe diventare realtà nel 20016. Sul piano mediatico Hillary e Condi sono due star, e il loro monopolio nel cosiddetto ticket presidenziale gioverebbe alla politica, oltre che alla causa femminile. Condi e Hillary appartengono all’ala centrista dei loro Partiti e si tengono a distanza dal mondo degli affari e dalle lobby. A differenza di troppi politici americani, hanno le mani abbastanza pulite. Un pronostico nel caso che tra quattro anni si verifichi questo scenario? La elezione di Hillary. Dopotutto, ha studiato da presidentessa per più di un ventennio. E ne ha la stoffa.

NESSUN COMMENTO

Comments