Usa, Il peggio dell’italo-americano spopola in tv – di Roberto Zanni

‘Jersey Shore’ è ormai è un cult: nato nel 2009 è già arrivato alla sua quinta serie e MTV ha promesso (purtroppo) che avremo anche la sesta. ‘Snooki’, Nicole Polizzi, poi ci ha rallegrati dicendoci che aspetta un bambino, anche se a molti non interessa più di tanto, ma lei è la reginetta (da 30.000 dollari a episodio) del reality dei coatti, o tamarri, oppure grezzi, si può usare l’aggettivo che si vuole. In mezzo alle polemiche, che fanno audience, ‘Jersey Shore’ è sbarcato anche in Italia, scatenando un piccolo putiferio, tanto nel nostro amato Paese non c’è nient’altro a cui pensare. Vabbè. Però fortunatamente per l’Italia, un po’ meno per gli States, il cast di ‘Jersey Shore’ a suo tempo è rientrato alla base. Ma la fortuna è che di canali tv ce ne sono talmente tanti, che alla sera ci si può dedicare a qualsiasi altra cosa, facendo un po’ di surfing televisivo. Ma girando qui e là, stando in poltrona ovviamente, ci si accorge che l’italo-americano è popolarissimo in televisione, almeno nei reality show: già non si contano quelli che hanno come protagonisti i ‘Paisà’ o i figli, magari anche seconda o terza generazione, non importa, quello che non deve mancare è il legame con l’Italia. Bello no? Macchè, perchè tutti, nessuno escluso, dei reality show mettono nel piccolo schermo il peggio dell’italo-americano.

Una volta, non troppo tempo fa, era la mafia, adesso il discorso si è allargato, e ce n’è per tutti i gusti (che a dir la verità non devono essere troppo sofisticati). Ha fatto scuola ‘Jersey Shore’ e le Snooki si moltiplicano, mentre non si contano i ‘Guido’, così vengono chiamati gli italo-americani, e non è certo un complimento. 

TLC, uno dei tanti network USA, l’altra sera ha mandato in onda Anthony, Frankie, Giovanni, Chip e Peter. Se non fosse per Giovanni, forse a prima vista si potrebbe anche pensare a origini differenti, o almeno annacquate dal tempo, ma quando poi si vedono sventolare le bandiere Tricolori italiane, si ascolta in sottofondo la ‘Tarantella’ oppure ‘Mambo italiano’, ecco che allora anche il più piccolo dubbio se ne va. È ‘Mama’s Boys of the Bronx’, i protagonist sono ragazzi tra i venti e i trent’anni che ancora vivono a casa (una abitudine italiana che sta contagiando anche gli americani o italo-americani?) che raccontano quello che fanno tra un piatto di pasta e un altro. Il 26 marzo scorso ‘Oxygen’ ha invece messo in onda la prima puntata di ‘Brooklyn 11223’: protagoniste giovani ragazze italo-americane, sui vent’anni o giù di lì, piccole Snooki (beh lei è davvero piccolina, di statura) crescono? Pare di sì. Siamo solo all’inizio perchè l’MTV-contagio non si è fermato qui: ci sono ‘The Real Housewives of New Jersey’ su Bravo, ‘Cake Boss’ su TLC, ‘Jersey Couture’ ancora su Oxygen, ‘Jerseylicious’ su Style, poi ancora ‘Mob Wives’  le donne della mala su VH1, poi ‘Long Island Medium’ sempre su TLC, ‘Slice of Brooklyn’ questa volta sul Travel Channel in attesa del 28 aprile quando A&E lancerà il primo episodio di ‘Rambug’ che racconterà di un gruppo di nerboruti italo-americani del Brooklyn. E tutti questi reality, senza eccezioni oppure se ce ne sono appaiono quasi impercettebili, non raccontano certo pregi e virtù dell’italoamericano, sono in sostanza la replica televisiva dello stereotipo che ha sempre accompagnato i discendenti italiani in America. Tant’è vero che non si contano le proteste messe in atto, e non ascoltate, dalle associazioni di italo-americani che hanno provato a fermare questo nuovo fenomeno dilagante, ma ovviamente nulla hanno potuto. «C’è stata una assoluta esplosione di questo nuovo modo di denigrare l’italoamericano » spiega Andrè Di Mino presidente della Italian-American One Voice Coalition particolarmente offeso poi dal fatto che questi programmi usano la bandiera e la musica italiana «in un modo deliberato e sublimale per mettere nella mente di chi guarda il programma che questa è l’Italia». Perchè l’italo-americano è diventato un ‘prodotto’ così venduto in tv?

«Generalmente gli italo-americani sono chiassosi, orgogliosi ed esuberanti – così spiega il nuovo fenomeno Doron Ofir direttore del casting di diversi reality, tra i quali anche ‘Jersey Shore’ – abbiamo avuto anche altre culture, dalla greca, alla ebrea, gitana, ma l’italo- americana ha catturato l’immaginazione americana».

TLC, altro canale USA, sta puntando forte sugli stereotipi italoamericani, tant’è vero che attualmente nella programmazione ha tre reality sul tema. «Noi siamo sempre alla ricerca di grandi personaggi con storie forti – dice Alon Orstein produttore esecutivo di ‘Mama’s Boys’ – e molte persone con le quali abbiamo lavorato ultimamente sono italo-americani. Rappresentano una cultura ricca e c’è un forte senso di orgoglio e credo che dicano esattamente chi sono e cosa fanno. E da qui si possono trarre tante personalità che diventano, da un punto di vista televisivo, molto amichevoli, autentiche, senza censure e schiette». In arrivo poi c’è anche una commedia che si chiamerà ‘The Manzanis’, storia di una famiglia italiana che da Brooklyn si trasferisce nel New Jersey: «Posso solo immaginare – dice ancora DeMino – quello che succederà». Curioso poi il fatto che l’Italian-American One Voice Coalition a suo tempo protestò per ‘The Sopranos’ che era trasmesso da HBO. «Ma questo nuovo trend – aggiunge il presidente DeMino – è molto peggio perché stanno dicendo al mondo che questi tipi di atteggiamenti, questi buffoni, appartengono agli italo-americani. Questi programmi sono pseudo reality, perchè i produttori dicono ai protagonisti di comportarsi in maniera scandalosa, perchè è questo che si vende. ‘Jersey Shore’ ha dimostrato di poter tramutare questi  atteggiamenti in denaro, ed è quello che vogliono fare anche gli altri nuovi show.

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