Usa declassati, economia mondiale in tilt

Il rating degli Stati Uniti è sceso per la prima volta in 70 anni. Barack Obama di certo sarà ricordato anche per questo. Standars & Poor’s, una delle tre agenzie di rating più importanti al mondo, pur essendo americana non ha fatto sconti e ha declassato gli Usa: da AAA, a AA+. Gli Stati Uniti sono quindi sotto Francia, Germania, Svizzera, Regno Unito e Canada, solo per fare alcuni esempi.

Jean-Michel Six, capo economista di Standars & Poor’s per l’Europa, ha sottolineato oggi che "il rating francese è stabile", spiegando che fattori essenziali per le decisioni di revisione del rating sono anche "leadership politica e buona governance".

Com’è comprensibile, il declassamento degli Usa ha fatto scattare l’allarme in tutto il mondo. Gli equilibri economici fin qui conosciuti potrebbero cambiare. E la Cina, uno dei maggiori creditori degli Stati Uniti, si è fatta sentire: datevi una mossa, ha sollecitato.

Da parte sua l’America si difende: da parte di Standars & Poor’s un errore di calcolo, dice. Così, solleva dubbi sulla "credibilità e l`integrità di S&P alla luce di una decisione non giustificabile in modo razionale e basata su un errore di calcolo da 2.000 miliardi di dollari", visto che è stato alzato il tetto del debito. Ma dall’agenzia difendono il proprio lavoro: la verità, dicono, è che ha influito nella nostra decisione l`incapacità dell`amministrazione e del Congresso americano di lavorare in modo costruttivo sulle questioni fiscali: il default è stato evitato per un soffio, sottolineano ancora da S&P.

Intanto nella notte italiana c’è stata una conference call a livello di G20, e alle 18 di oggi si riunisce il consiglio direttivo della Bce. Inoltre, è attesa ad ore una consultazione telefonica dei G7, prima che riaprano le borse asiatiche. La Banca centrale europea è preoccupata dalla possibilità che Spagna e Italia diventino le prossime vittime della crisi debitoria. Il presidente della Banca centrale Jean-Claude Trichet ha fretta di decidere sull’Italia e vuole un nulla osta politico già oggi per l’acquisto da parte della Bce di titoli di Stato italiani. Fonti della Banca centrale europea fanno sapere che, in caso si decida di intervenire, verranno acquistati titoli italiani domani mattina, all’apertura dei mercati. La Germania è contraria a questa soluzione. Fino ad oggi la Bce ha comprato solo contenute quantità di obbligazioni irlandesi e portoghesi. Vedremo.

In tutto questo caos, The Economist – settimanale che di economia se ne intende – avverte: gli Usa potrebbero essere, anzi sono, sull’orlo di una nuova recessione: certo, a tutto c’è rimedio e non è detto che finisca in tragedia, ma i rischi sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. La possibilità di salvezza per l’Economist non sta tanto nella politica, ma nella Federal Reserve, che deve lanciare una nuova tornata di acquisti di titoli del tesoro finanziandoli battendo nuovi dollari (Quantitative easing III). "Sarebbe stato meglio con manovre di bilancio", ma non ci sono più i margini.

IN ITALIA Nel nostro Paese la politica segue con attenzione ciò che sta accadendo, anche se in molti sono partiti per le ferie, a dirla tutta. Antonio Di Pietro, leader Idv, osserva: "L’Italia, in questo momento, è sotto tutela dell’Unione Europea e un Paese sotto tutela non è libero e democratico e, soprattutto, non è in grado di dare credibilità alle istituzioni". Così, la soluzione per Di Pietro sono le dimissioni di Berlusconi. La stessa strada indicata più volte dal leader del Pd, Pierluigi Bersani.

Fabrizio Cicchitto, capogruppo PdL alla Camera, fa notare come in queste ore la Germania stia giocando contro l’Italia e stia pensando solo a se stessa: "La Germania per molti aspetti gioca solo per se stessa e condiziona la Bce". L’economia è in tilt a livello mondiale, e solo Bersani e quelli come lui possono pensare che sia tutta colpa di Berlusconi, osserva Cicchitto, o che con le dimissioni del premier tutto torni alla normalità.

Sono ore difficilissime, per l’America e per l’Europa. Soluzioni vanno trovate in fretta, per evitare il peggio.

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