Usa, Anche gli americani stanchi della loro ‘Casta’ – di Ennio Caretto

Washington – Dopo avere ridotto modestamente i loro faraonici stipendi, i politici italiani si accingono a ridurre, sempre modestamente, i loro seggi in Parlamento. Si parla di un taglio del 20 per cento, a circa 750 membri tra Camera e Senato. Per chi conosce l’America, è una burla. La popolazione americana supera i 300 milioni di persone, è quasi cinque volte quella italiana. Ma è rappresentata al Congresso da 535 politici in tutto, 435 deputati e 100 senatori. Se in America si applicassero i parametri italiani, al Congresso siederebbero circa 2.650 politici, un vero esercito. Al contrario, se in Italia si applicassero i parametri americani, al Parlamento a Roma siederebbero meno di 150 politici. Si è tentati di dire che l’America starebbe peggio e l’Italia starebbe meglio.

Non che l’America sia felice della “casta”. Secondo gli ultimi sondaggi sono stanchi dei loro politici dal 79 allo 86 per cento degli americani. il 56 per cento degli americani, anzi, riferiscono il Wall street journal e la tV NBC, vorrebbero cambiare tutti i 535 membri dell’attuale Congresso. La conferma, se vi fosse stato bisogno, che in America come in Italia la credibilità della classe politica è al minimo storico. E per gli stessi motivi. Costa troppo: lo stipendio base dei parlamentari americani è di 174 mila dollari all’anno (quello dello speaker o presidente della Camera è di 223 mila dollari) e i loro sprechi e privilegi sono eccessivi. E’ divisa ed è inconcludente: a causa delle sue dispute, l’America ha rischiato di sforare il tetto del debito nazionale e di essere declassata dalla Standard & Poor. Ma soprattutto, è avulsa dal paese reale.

La stanchezza americana della “casta” non è una novità. Per rinnovarne le file e renderla più sensibile ai problemi del paese, l’America ha spesso tentato di dare limiti precisi ai mandati parlamentari, sul modello di quelli presidenziali: un massimo di due mandati (dodici anni complessivi) per i senatori e di tre (sei anni) per i deputati. Ma non ci è mai riuscita. Ci sono solo riusciti, ma per i parlamenti locali, 23 dei suoi 50 stati. Questa volta tuttavia gli americani sono prossimi all’esasperazione. Forse per questo, su pressione anche del presidente Obama, il Congresso si accinge a imporre restrizioni ai parlamentari. Un esempio. Quelli che investono in borsa o altre attività sulla base di informazioni riservate, l’“inside trading”, ne risponderanno alla giustizia come i normali cittadini.

Va sottolineato comunque che tra la “casta” americana e quella  italiana esistono alcune sostanziali  differenze. In Italia sono i partiti a nominare i candidati al Parlamento. In America ci si candida da soli. Ne segue che in Italia i parlamentari fanno l’interesse dei partiti, mentre in America fanno innanzitutto l’interesse di chi li ha eletti. Una terza differenza è che in America la Camera viene rinnovata ogni due anni (il Senato ogni sei) e i deputati sono quindi sempre sotto esame. E’ utile ricordare la differenza principale. Il sistema politico americano è bipartitico, e una terza forza emerge saltuariamente solo alle elezioni presidenziali. Quello italiano è inficiato da una proliferazione di partiti. anche per questo in America i  governi sono stabili, in Italia instabili. C’è da chiedersi perché la crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008 e tuttora in corso abbia portato grandi cambiamenti alle famiglie con le sue scosse al mondo del lavoro, alla borsa della spesa, al fisco e via di seguito, ma non ai politici. E’ vero che in Italia c’è un governo di tecnici che sta attuando le riforme più urgenti, ma purtroppo si tratterà soltanto di una parentesi. Eppure parte della responsabilità della crisi è dei politici: se avessero governato meglio, se avessero combattuto la corruzione, e se avessero dato il buon esempio, se avessero fatto cioè quello che dovevano fare, non saremmo nell’attuale condizione.

La “casta”, come i mercati, andrebbe regolamentata più rigidamente. Non è populismo né antipolitica, è un principio fondamentale della democrazia. In America c’è chi la butta in ridere, ma è un riso amaro. Circola su internet uno pseudo decreto di Elisabetta d’Inghilterra. L’America, dice la regina, ha dimostrato di non sapersi autogovernare. Revoco perciò la sua indipendenza e abolisco il Congresso. Le faccio pagare le tasse più gli interessi dalla sua rivoluzione coloniale del 1776. E tra un anno conduco un sondaggio per stabilire se per caso qualche americano se ne sia accorto. In Italia invece nessuno osa ridere, si incomincia anzi a rumoreggiare anche contro il governo Monti, sebbene ci abbia restituito un minimo di credibilità. E’ la  conferma che i politici devono smettere di essere una casta e devono ritrovare il polso del Paese.

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