Usa 2016, nozze gay ‘incubo’ per i repubblicani

Le nozze gay finiranno per distruggere il partito repubblicano. Titola cosi’, senza mezzi termini, Politico.com, secondo cui proprio il matrimonio omosessuale rappresenta il vero grande incubo del Grand Old Party in vista della corsa per la Casa Bianca nel 2016.

In pochi mesi, il dibattito accesissimo su questo tema ha vissuto delle tappe essenziali: appena un anno fa, con una sentenza storica, la Corte Suprema ha dato il suo via libera al matrimonio tra persone dello stesso sesso, definendo incostituzionale il controverso ‘Defense of Marriage Act’, che per anni era stato l’ultimo appiglio legale per gli ultra-conservatori omofobi. Quindi, in rapida successione, 13 giudici federali in altrettanti stati hanno abrogato i divieti.

Ultimo, appena la settimana scorsa, in Pennsylvania, che e’ diventato cosi’ il 19/0 stato a dire si’ alle nozze gay. In molti casi si tratta di stati ‘rossi’ , quindi conservatori, roccaforti repubblicane, come il Michigan, il Texas, l’Idaho, l’Oklahoma. Non a caso, lo stesso Barack Obama, sin dal suo secondo discorso d’insediamento, parlo’ dei suoi fratelli e sorelle ‘gay e lesbiche’, paragonando la lotta per i loro diritti alla battaglia contro la discriminazione razziale degli anni ’60. E da tempo tutti i sondaggi dicono infatti che l’opinione pubblica su questo tema e’ cambiata radicalmente: ormai il 59% degli americani e’ d’accordo con le nozze gay, solo un terzo e’ contrario, praticamente l’esatto contrario di quanto accadeva 10 anni fa.

Un tema che pero’ spacca verticalmente la destra: il 40% degli elettori repubblicani appoggia le nozze gay, ma i si’ arrivano al 60% tra i votanti Gop tra i 18 e i 29 anni. Tuttavia, tutti i numeri si scontrano con il no fermo dell’ala dura, quella della destra cristiana che per nulla al mondo sarebbe disponibile ad abbandonare le proprie convinzioni. Le loro organizzazioni molto vaste e potenti, hanno gia’ messo in campo una campagna, la Conservative Action Project, in grado di respingere e boicottare ogni candidato repubblicano possibilista su questo tema.

Anche il leader della Family Research Council, Tony Perkins, ha gia’ fatto sapere che la lotta al ‘gay marriage’ e’ il punto cruciale della loro agenda, assieme alla lotta all’aborto, all’ immigrazione illegale e al sostegno alla ‘famiglia tradizionale’. Posizioni che inevitabilmente allontanano il partito repubblicano dall’elettorato giovanile, delle donne, delle minoranze e indipendente. E se i repubblicani non risolveranno questa difficilissima contraddizione interna, anche nel 2016 rischiano di ripetere il flop del 2012 con Mitt Romney, in grado di rappresentare solo una minoranza della popolazione americana, quella bianca, anziana e eterosessuale.

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