Usa 2012, per Obama il mondo si conferma ‘villaggio globale’

 

Nel turbinio dei sondaggi, che grazie alla rete si riverberano da un angolo all’altro del pianeta, per Barack Obama le preferenze si sono rivelate plebiscitarie. Almeno per le poche ore che precedono i risultati elettorali, il mondo, con l’eccezione della nazione protagonista, si e’ fatto veramente un piccolo villaggio globale, non solo per la circolazione delle informazioni preconizzata dal visionario Marshall McLuhan ma anche per l’orientamento, quasi compatto, della gente.

 

Come sempre quando ci sono di mezzo dati e statistiche, i numeri possono non essere sempre uguali, ma a parte le fisiologiche variazioni (e a volte interpretazioni) da una fonte all’altra, si puó dire che se a votare non fossero i legittimi interessati ma i ‘cittadini del resto del mondo’, il presidente americano in carica raccoglierebbe consensi oscillanti almeno tra il 70 e l’80 per cento. Ai tempi del bipolarismo lo si sarebbe detto un risultato ‘bulgaro’.

Partendo da un sondaggio ‘mondiale’ commissionato dalla BBC, pero’, lo scarto tra i due candidati non e’ tanto per le preferenze accordate a Obama, superiori comunque al 50%, quanto per la diffidenza nei confronti dello sfidante Mitt Romney, che fuori dagli Usa ha riscosso appena il 9% delle preferenze.

Soffermandosi sull’Europa, e facendo una sorta di media tra i risultati di numerosi istituti demoscopici, emerge che i piú schierati a favore di Obama sono i francesi con il 72%, assieme a italiani e britannici, pure intorno al 70 per cento o poco al di sotto. Relativamente all’Italia, stando a una indagine dell’Istituto Piepoli, colpisce che appena il 7 per cento degli intervistati abbiano scelto Romney. Cio’ pur non mancando riserve anche forti (per motivi diversi) verso la politica di Obama. Il presidente in carica, nonostante un’antica preferenza di Angela Merkel per il repubblicano (e suo amico personale) George W. Bush, ora sembrerebbe aver ottenuto anche l’avallo della cancelliera tedesca. Naturalmente espresso in privato, visto che la prassi diplomatica vieta a qualsiasi leader politico, specialmente se di paesi amici e alleati, di prendere posizione a favore di uno o dell’altro candidato.

Un caso di ‘tifo’ per Obama che sfiora il fanatismo lo si registra in Turchia, con il 94% delle preferenze. Forse perche’, agli occhi dell’uomo della strada turco, Obama ha il doppio ‘merito’ di non sostenere incondizionatamente Israele e, allo stesso tempo, di considerare seriamente un intervento in Siria, il cui regime sciita e’ appoggiato dall’Iran; ció senza pero’ rischiare il ricorso alle armi, ritenuto troppo destabilizzante, contro il regime di Teheran, come invece auspicherebbe Israele.

E infatti e’ proprio lo Stato ebraico a fare la parte della mosca bianca verso Obama, che la maggior parte degli israeliani ritengono troppo poco schierato in funzione anti islamica, nonostante a lui si debba l’eliminazione di Bin Laden. Oggi un gruppo di rabbini cabbalisti ha effettuato a Gerusalemme riti propiziatori per Romney. Curiosamente, stando ai sondaggi circolanti, Israele si troverebbe in compagnia del solo Pakistan nell’endorsement del candidato repubblicano.

Fuori dall’Europa le preferenze della gente per Obama sono ancora piú diluviali: dal Canada all’America latina, dalla recuperata Cina (inizialmente per Romney) all’India, e’ tutto un tifare per Obama, non casualmente appoggiato (con punte del 90%) anche in Africa. Il continente che, se potesse, voterebbe unanime come il villaggio: non quello di McLuhan, ma Kogelo, lo sperduto borgo del Kenya dove era nato ed e’ morto il padre di Obama e dove ancora vivono la nonna e il fratellastro.

NESSUN COMMENTO

Comments