Uragano Irene lascia i Caraibi e va verso la East Coast Usa

Si chiama Irene l’uragano che nelle scorse ore, con una forza di livello 2, è passato sulla Repubblica Dominicana e su Haiti, soffiando a 160 km all’ora, dove non ha fatto per fortuna grandi danni. Il guaio è che ora Irene ha più forza, e dai Caraibi sta procedendo verso la costa Est degli Stati Uniti. Dovrebbe arrivare lì fra venerdì e sabato: l’allarme per i residenti è già scattato.

Alle 8 di questa mattina (ora italiana) l’uragano era a circa 650 chilometri a sud-est di Nassau, nelle Bahamas, e a 1.570 chilometri a sud di Cape Hatteras in Carolina del Nord. Di categoria 2, secondo il Centro Usa di osservazione uragani, potrebbe acquistare presto ancora più energia e diventare così di maggiore grandezza, diventando un uragano di livello 3, con venti fino a 178 chilometri orari.

La stagione degli uragani va da giugno a settembre, con un picco che di solito si riscontra verso la fine di agosto: Irene è la nona bufera, quest’anno, alla quale è stato dato un nome.

Secondo gli esperti sabato mattina l’uragano si avvicinerà alla costa della Caroline del Sud, così come a quella del Nord, dove il governatore Bev Perdue ha invitato i residenti a fare scorte per tre giorni di cibo, acqua e altri beni. Nelle ore successive potrebbe toccare anche il New England, e le principali città della costa Est, tra cui Washington e New York, potrebbero risentire dell’impatto dell’uragano, indicano le previsioni, ed essere quindi colpite da forti piogge e raffiche di vento.

Cicloni, uragani, tempeste tropicali, sono fenomeni tipici per l’area dei Caraibi, del Centro America e per alcune zone degli Stati Uniti. La loro frequenza negli anni non è aumentata, ma ad essere cresciuta nel tempo è la loro forza distruttiva. Vincenzo Ferrara, climatologo dell’Enea, spiega che un uragano potente può avere la forza uguale – o persino superiore – di una bomba atomica. Il noto climatologo ricorda che a provocare la formazione di uragani "è il calore degli oceani, che si trasferisce alla sovrastante massa d’aria. Questa diventa più leggera e si ‘vorticizza’ a seguito dell’enorme potenza ed energia rilasciata dal mare”. 

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