Un’aspirina al giorno per ridurre incidenza del cancro

L’aspirina cura il cancro? E’ quello che sostengono tre diversi studi inglesi pubblicati sulle riviste di settore The Lancet e The Lancet Oncology condotti dai ricercatori dell’Università di Oxford. I dati estrapolati sembrano davvero dimostrare come l’assunzione di una minima dose di questo farmaco ogni giorno sia in grado non solo di abbassare l’incidenza dello sviluppo del tumore ma anche lo sviluppo di metastasi.

Sebbene i risultati delle ultime ricerche puntino in tale direzione, gli esperti preferiscono comunque essere cauti ricordando che non vi sono ancora abbastanza prove in grado di portare questo medicinale ad essere prescritto come farmaco antitumorale. Soprattutto in virtù dei suoi effetti collaterali, non per ultimo il comparire di gravi emorragie interne. Il dott. Peter Rothwell, coautore di tutti gli studi, aveva già affrontato in passato questo tema ed insieme alla sua squadra aveva condotto uno studio che dimostrava come l’assunzione dell’acido acetilsalicilico (il principio attivo dell’aspirina, N.d.R.) fosse in grado di ridurre l’incidenza del cancro al colon-retto.

Anche in quel caso molti esperti avevano alzato il dito contro le conseguenze di un’assunzione prolungata del farmaco tra le quali figurava, come quella di maggiore gravità, l’emorragia gastrica. I tre studi menzionati, ad ogni modo, dimostrano come assumere una quantità compresa tra i 75 e i 300 mg di aspirina sia in grado di far scendere il numero dei casi da 12 su mille a 9 su mille, con percentuali pari al 23% negli uomini ed al 25% nelle donne.

Continua il ricercatore: "Ancor più incredibile, e da sottolineare, è il risultato rispetto al solo cancro esofageo, per il quale secondo i nostri dati risultano il 75% di casi in meno nelle persone che assumono aspirina. E ancora, nel caso del cancro al colon-retto, uno dei più comuni al giorno d’oggi, il rischio sembra diminuire di percentuali che oscillano tra il 40 e il 50 per cento a seguito di assunzione continuata dell’antinfiammatorio".

I risultati ottenuti sono il frutto di un’analisi comparata di 51 sperimentazioni differenti condotte su un campione totale di 77mila pazienti.

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