‘Una storia chiusa’, il libro di Clara Sereni: casa di riposo Italia

‘Qui dentro succedono e sono successe cose, piccole cose che pero’ portano fuori, nel mondo’ perche’ non esistono storie chiuse, anche quando circostanze e luoghi potrebbero farlo pensare. Anche in una casa di riposo, una pensione per anziani ‘nessuno e’ innocente o senza cicatrici. Come ovunque. Ciascuno ha la sua storia. I suoi rancori. Le sue ragioni. Le sue magagne da nascondere. I suoi peccati da scontare’. Lo scopre Giovanna, divenuta Giulia perche’ magistrato in pericolo dopo aver appreso ‘segreti sanguinosi’, che viene nascosta li’ sotto falsa identita’ col divieto di farsi notare o uscire e persino con lenti a contatto per cambiare colore degli occhi.

Il mestiere, l’abitudine, la curiosita’ pero’ non si cancellano e Giulia comincia a informarsi sugli anziani con cui vive, collega storie, piccole confessioni, malignita’, caratteri, oltre a suoi sospetti che potrebbero essere piu’ fantastici che reali, e la vicenda si tinge, se non di giallo, di suspence, in un gioco complesso di interrelazioni.

Cio’ che colpisce in questo ultimo romanzo di Clara Sereni e’ infatti l’equilibrismo perfetto di una struttura narrativa complessa, costruzione a tasselli, a storie in prima persona che si alternano di tutti gli abitanti della pensione, compresa l’assistente sociale, e via via riescono ad apparire come una storia unica, a coinvolgere il lettore proprio nella varieta’ di aspetti e voci, tessere di un umanissimo mosaico, che Giulia un po’ osserva da fuori e un po’ ne fa parte, aiutandoci a capirlo.

Queste pagine raccontano, da un lato, la tristezza della vecchiaia, la fatica di giorni che sembrano ormai senza gratificazioni e in cui il quotidiano e’ fatto di rinunce, di una malinconica e avvilente mancanza di soldi, di malattie in un luogo in cui il proprio mondo e’ ridotto a una piccola stanza con pochi oggetti che ricordano la vita passata. Dall’altro lato, come tutto questo non riesca sempre a spegnere quei primari bisogni umani che sono l’amicizia, le passioni che hanno segnato la vita, politiche o amorose che fossero, il bisogno di tenerezza e calore e come sino alla fine ci si possa sentire, nonostante tutto, vivi. Tanto vivi e partecipi che il finale e’ a sorpresa, in un soprassalto di unificante sentimento patriottico.

La Sereni ce lo comunica attraverso un intrecciarsi di racconti dai toni e linguaggi diversi, uno svelarsi di animi, delusioni e speranze che non scivolano mai nel didascalico o nella maniera, ma rivelano una bella capacita’ di invenzione e singolarita’ che supera ogni possibile disperazione e porta verso una coscienza comune. C’e’ Virginia, detta Vandaosiris per il suo passato nel mondo dello spettacolo e qualche lira in piu’ delle altre, che spende per comprarsi lo Chanel n. 5. C’e’ il rancoroso e chiuso Federico, che insospettisce per la sua fede fascista, inaccettabile per Carlo, detto Johnny in quanto e’ stato partigiano, vitale tanto da tenere oliata la sua vecchia pistola e innamorarsi teneramente di Olga che, ossessionata dalle stragi di stato, accende ceri alle vittime. C’e’ Margherita, con un figlio tossico che ogni tanto irrompe violentemente nella sua vita, e Dante, appassionato di ricamo, che gira con la sua sedia a motorino elettrico. Eugenia che si immagina un amore con Federico di cui e’ intimamente gelosa o Quintina, tutta chiusa nella sua ossessione religiosa. Tutti personaggi esemplari di un paese, un’Italia che ha vissuto di entusiasmi e delusioni, che e’ invecchiata e in crisi, ma non spenta o rinunciataria.

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