Un Renzi convincente a Porta a Porta, Sì al referendum – di Ricky Filosa

Ieri sera, a Porta a Porta, si è visto un Renzi convinto e convincente. E lo dico da persona che non ha mai guardato a sinistra. Ma il premier, nel salotto di Bruno Vespa, è risultato ai miei occhi sicuro della bontà delle sue scelte e pronto a controbattere alle osservazioni di Feltri e Padellaro con arguzia e simpatia, tanto da suscitare qualche sorriso anche dai due puntuti giornalisti.

Ci voleva, un Porta a Porta del genere, sobrio e quasi didascalico, alla ripresa dei lavori, dopo la pausa estiva. Giusto per non restare subito travolti dal chiasso e dalle beghe di certa politica gridata. E per tornare ad accendere, senza bruciarlo, il cervello degli italiani, che nelle prossime settimane dovranno darsi da fare non poco per capire a pieno cosa si voterà al referendum costituzionale di autunno.

Sulle riforme Renzi è stato chiarissimo nella sua sintesi. "Non meno democrazia, ma meno partiti. Non meno politica, ma meno politici".

Il presidente del Consiglio, che per me ad oggi rimane, come ho scritto tempo fa, il vero erede del migliore Silvio Berlusconi, scommette che a favore del referendum si esprimeranno cittadini lontani da lui politicamente ma che hanno capito che quella proposta è una buona riforma e vale la pena portarla a casa. Votando Sì.

"Sono certo che tanti italiani che votano Lega o M5S voteranno Sì al referendum", ha detto l’ex sindaco di Firenze. "Non mi voterebbero mai, non mi voteranno alle elezioni politiche, ma sceglieranno il Sì nell’interesse dell’Italia".

In studio con Renzi abbiamo visto anche Padellaro, ex direttore del Fatto Quotidiano, al quale più volte il premier ha riservato simpatiche interlocuzioni, e Feltri, direttore di Libero, giornalista di area centrodestra, che è favorevole al referendum. Padellaro ha rappresentato con garbo le ragioni del No, ma in realtà non è mai riuscito a spostare l’ago della bilancia a favore delle sue tesi. Non riesco a ricordare nemmeno una buona ragione, tra quelle da lui menzionate, per votare No.

Amici, questa riforma, tra le tante parole pure ingarbugliata, toglie soldi e poltrone ai partiti. Se passa il Sì, 300 e passa poltronari dovranno andare a lavorare davvero. I partiti perderanno milioni di euro dei rimborsi ai gruppi parlamentari. Se passa il Sì verranno aboliti i rimborsi ai consiglieri regionali. Se passa il Sì, non ci saranno più governatori di Regione che guadagneranno più di Obama. Capito? Ovvio che tutti i partiti votino No, la riforma toglie loro ossigeno.

L’estate ormai è alle spalle. Ci siamo riposati. Abbiamo staccato il cervello abbastanza. Ora è il tempo dell’impegno. ItaliaChiamaItalia nei giorni scorsi ha già iniziato a dare spazio alle voci del No e a quelle del Sì. Sentiremo tutti gli eletti all’estero, da subito, sentiremo parlamentari ed esponenti politici nazionali. Ma allo stesso tempo diremo la nostra. E siccome siamo un giornale che da sempre porta avanti le battaglie in cui crede senza paura, ci impegneremo a spiegare ai nostri lettori perché un Sì aiuterebbe l’Italia a cambiare in meglio. Liberi, come sempre, di pensare con la nostra testa, a prescindere da tutto il resto.

Twitter @rickyfilosa

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