Un Monti da prima pagina ed una Grecia in crisi – di Carlo Di Stanislao

Ha ricevuto un’accoglienza calorosa da Obama ed ha convinto Wall Street Mario Monti, “nuovo volto dell’Italia”, secondo il New York Times e personaggio in grado di traghettare fuori dal guado l’Europa secondo Times che, questa settimana, gli ha dedicato la copertina.

E dopo tanti sbeffeggiamenti (al tempo di Berlusconi e poi, più di recente, di Schettino), siamo di nuovo orgogliosi di essere italiani e di sentire dagli altri, che abbiamo le risorse ed il talento per farcela.

Il premier ha affrontato la visita americana, a Washington prima e ieri a New York, con un andamento dello spread che è stato tra i migliori degli ultimi mesi, soprattutto se paragonato a quel livello massimo di 574 punti che raggiunse il 9 novembre.

Ieri c’è stato un piccolo rimbalzo,  dopo il livello minimo (344) che lo ha accompagnato alla Casa Bianca nel suo incontro con Barack Obama, ma questo senza che gli investitori USA si mostrassero preoccupati.

Ed anche il taglio, operato sempre ieri da Standard & Poor’s, di 34 banche italiane, non preoccupa Monti che ha commentato sereno: “ è in gran parte un effetto atteso di precedenti decisioni”.
L’ultima tappa con i vertici dell’Onu, a cominciare da Ban Ki Moon, anche lui molto accogliente e caloroso.

Poi, in serata,  appuntamento al consolato con la comunità italo-americana ed infine il volo di ritorno per l’Italia,  con il cuore gonfio di ottimismo per la  prossima asta dei titoli di lunedì.

E’ importante vedere il credito non solo politico che circonda Monti. Prima dell’intervista rilasciata in esclusiva a Cnbc, nel tempio della finanza Usa, il premier si è recato nella sede del New York Times e in quella dell’agenzia Bloomberg, dove ha incontrato magnati come George Soros, assieme ai vertici di alcuni dei principali fondi americani di investimento. Un altro giro di incontri a sua detta soddisfacenti, tanto da poter affermare che le ricadute non saranno immediate, ma si può credere che gli investitori ora sono convinti sul sistema Italia.

E si sono anche convinti, sempre grazie sempre a Monti, che i firewall della Ue sono abbastanza forti e che i muri per proteggere l’Europa  da un’eventuale espansione della crisi sono solidi, costruiti con la malta di una governance efficace, sostenuta da adeguate risorse per il fondo salva Stati.

Certo, qualcuno potrebbe obbiettare che sono solo parole e che la "scoperta" dell’enorme debito pubblico accumulato dalla Grecia e del suo rischio di insolvenza, che ha riempito le pagine economiche dei quotidiani europei, trascinerà nel baratro la zona euro.

In realtà, scrive su La Stampa l’economista Franco Bruni, questi timori sono in gran parte infondati, poiché  le dimensioni dell’economia greca sono troppo ridotte per impensierire gli equilibri continentali. Il problema è un altro: il rischio di un danno all’immagine delle istituzioni economiche dell’Unione, per la tragica ed ancora irrisolta vicenda greca, è una prova di gravi lacune nel governo economico europeo che è stato debole, distratto e diviso, non abbastanza sovra-nazionale.

Nel corso dell’incontro informale di otto capi di Stato a Helsinki, riuniti ieri nell’Arraiolos group, dal nome della cittadina portoghese dove prese avvio, nel 2003, questa consuetudine dedicata al percorso di integrazione del Vecchio Continente; in una Helsinki polare, Napolitano ha detto che l’unica via percorribile è quella di un’Europa più unita, che ispiri la sua azione non solo all’insegna del rigore,  ma anche della solidarietà.

Parole di gran peso in questo momento in cui il Vecchio Continente è alle prese con la complessa trattativa per il salvataggio della Grecia, con, in programma mercoledì prossimo, una nuova riunione, a Bruxelles,  dell’Eurogruppo, con all’ordine del giorno il nuovo piano di aiuti da 130 miliardi di euro, subordinato al varo da parte di Atene del nuovo piano di austerity chiesto dalla Commissione, dalla Bce e dal Fmi.

Insomma, avverte Napolitano, occorre fare ogni sforzo per salvare la Grecia, anche se è piccola e con la sua fine non sfascerebbe, economicamente, l’Europa.

La Grecia è sempre più nel caos, con la popolazione in piazza e il governo spaccato. “ Senza accordo sul debito e il conseguente default la Grecia rischia di cadere in un caos incontrollato e un’esplosione sociale”, ha detto  Papademos, che ha voluto così mettere con le spalle al muro la sua recalcitrante coalizione che deve approvare domenica il piano di austerità, senza il quale la Ue non approverà all’Eurogruppo di mercoledì il piano di aiuti da 130 miliardi di euro.

Ma una ventina di deputati del partito socialista Pasok e altrettanti del conservatore Neo Dimokratia, i due maggiori partiti della coalizione di governo,  hanno annunciato di non voler votare il pacchetto, sfidando i rispettivi segretari ed anche se, a conti fatti, la maggioranza continua ad avere i numeri, la situazione è davvero molto in bilico,

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