Un cinema di donne appassionate – di Carlo Di Stanislao

Dal 5 all’11 novembre, fra Roma (che ha chiuso il 4) e Torino, che apre il 25, Firenze offre una rassegna di interesse per appassionati e cinefili: “Cinema e Donne”, con 40 film, 20 registe e 3 premi (il Sigillo della Pace, che andrà alle registe Lorella Zanardo e Maria Novaro; il Premio Gilda,  all’attrice portoghese Misia e il premio Anna Magnani, alle nuove autrici italiane attribuito dagli studenti fiorentini), per la XXXII rassegna, organizzata, come sempre, dall’associazione "Laboratorio Immagine Donna", con proiezioni tutte al cinema Odeon, all’interno del cartellone "50 giorni di cinema internazionale", coordinato e promosso da FST – Mediateca Regionale Toscana Film Commission. “Il Valore e la speranza”, questo l’evocativo titolo della edizione 2011,  diretta da Paola Paoli e Maria Teresa D’Arcangelo, centrata al cuore dei problemi e delle contraddizioni, che spazia sui continenti ed i temi fondamentali per la vita degli individui e della comunità. In programma, tra corti, medi e lungometraggi provenienti da Spagna, Argentina, Germania, Canada, Turchia, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Kenia, Zimbabwe, Italia, Russia, una nuova sezione sull’animazione canadese, con un’ampia retrospettiva di film delle registe dell’ONF di Montréal coordinata dalla producer Julie Roy. La sezione sarà approfondita dalla presentazione del libro della studiosa italiana Matilde Tortora "Le donne nel cinema d’animazione” e avrà come ospite Ursula Ferrara, la regista toscana che presenterà una serie di corti d’animazione italiani, da lei stessa scelti per l’occasione. Tra i lavori presentati, l’anteprima toscana del cartone animato “Giovanni e Paolo e il mistero dei pup”i, firmato da Rosalba Vitellaro (presentato a Cannes 2010) e dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino,  coprodotto da Raifiction e  Larcadarte,  in collaborazione con Regione Sicilia – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana. Grande anteprima, poi, domani sera, del film “Rudolf Jacobs, l’uomo che nacque morendo”, di Luigi Faccini, che narra la poco nota vicenda, che si svolge a Sarzana, nel settembre del ’44, il mese dopo la strage di Sant’Anna di Stazzema – 560 morti per mano delle SS  ed ha per protagonista  un capitano della Marina tedesca che, attraverso una scelta coraggiosa, passò nelle file della Resistenza, scelta che pagherà con la vita. Il film, per la produzione di Marina Piperno, dopo essere stato a Venezia, si proietta a  Firenze in anteprima nazionale e, dopo la proiezione,la  regista e la produttore riceveranno  il premio speciale Sergio Rusich, assegnato con la collaborazione del  Deutsches Institut di Firenze e dell’Istituto storico della Resistenza in Toscana. Tra i film in concorso, ricordiamo, inoltre: “My Perestroika”, dell’americana Robin Hessman, il più recente successo della New Day; “Passione”, di John Turturro, “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo, “La 5ème corde”, di Selma Bargach, “Il tajine di Irène” di Matilde Gagliardo;  “Paolo Virzì e Bobo Rondelli dietro le quinte de ‘L’uomo che aveva picchiato la testa’” di Matilde Gagliardo; “Per questi stretti morire” di Isabella Sandri e Giuseppe Gaudino e “La buena nueva”, di Helena Taberna. Molto interessante, secondo me, il video “Il Giardino di Anna”,  della fotografa Paola Camiciottoli, realizzato in collaborazione con l’amica Anna Buroni, che sarà proiettato stasera, raccontano una storia d’amicizia, ma anche di una donna colpita da una grave malattia. Una donna che cambia, che offre coraggiosamente il proprio corpo alla trasformazione, come un fiore delicato, ma con radici forti e consapevoli. Una sequenza di foto come una melodia, un inno alla femminilità, ma anche una litania. Protagonista, quindi, il corpo. Il corpo di una bella donna presentato come qualcosa di piú che un corpo desiderabile, ma come un oracolo antico, contenitore di segreti femminili, di una vita forte che germoglia nel ventre e riparte dal ventre, nonostante tutto. Non appare come un corpo mutilato, anzi sembra piuttosto un corpo decorato, dipinto, toccato da nuova bellezza. Una sequenza fotografica come un percorso personale, intimo ma che ci coinvolge tutti in quanto esseri viventi. Ci chiama a riflettere sulla vita, ci propone un nuovo modo di vedere la malattia, ci racconta il coraggio di una donna che ha guardato il dolore occhi negli occhi e ne risorge intatta, rinata quasi come dopo aver affrontato un tribale percorso iniziatico. Ricordiamo, infine, che, il 3 novembre, come anticipazione del Festival, vi è stato un omaggio al Nobel per la pace, la  keniota Wangari Muta Maathai, scomparsa poco più di un mese fa, con la proiezione del film, a lei dedicato, “The battle of sacred tree” della regista Wanjiru Kinyanjiu, a cui ha assistito anche l’ambasciatrice Josephine Gaita.

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