Un centrodestra illiberale e protezionista – di Benedetto Della Vedova

"E’ inevitabile per me seguire con attenzione nel centrodestra l’iniziativa di Parisi e Berlusconi. Tanti, immagino, sperano sia ancora possibile quello che in molti ci eravamo illusi potesse accadere qualche anno fa quando, contro una coalizione di ‘sinistra-sinistra’, Berlusconi prometteva un’iniziativa liberale in economia, almeno tollerante sui diritti civili, garantista per tutti, europeista ed atlantista sul piano internazionale. Quell’occasione venne totalmente sprecata e oggi lo schieramento del cosiddetto centrodestra e’ segnato da riflessi precisi ed univoci: sopravvive la retorica anti-tasse ma, in economia, la lotta contro le liberalizzazioni, la concorrenza e l’apertura dei mercati vede tutto il centrodestra schierato in prima linea". Lo scrive su Facebook il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova.  

"Il passaggio dal liberismo al protezionismo e’ avvenuto non per errore, per una scelta di mercato politico-elettorale che forse, nelle intenzioni del Cav, avrebbe dovuto drenare un elettorato smarrito, mentre ha finito per rinchiudere il centrodestra in un perimetro ristretto ad una visione anti sistema, se non anti occidentale, comune in Europa ai movimenti della destra nazionalista. Pur con qualche eccezione, inoltre, lo schieramento che Parisi intende rimettere in carreggiata si e’ battuto duramente contro il riconoscimento delle unioni civili. Sulla legalizzazione della cannabis, – sottolinea Della Vedova – si e’ ufficialmente raccolto attorno a un’opposizione proibizionista senza se e senza ma, con la brillante eccezione dell’onorevole Antonio Martino. Sul tema dei rifugiati l’unica risposta politica ammessa e’ quella delle ruspe e dei muri, sul piano internazionale il nemico pubblico numero uno e’ diventata l’UE con la cancelliera Merkel (il piu’ longevo e riconosciuto leader del PPE) e domina la retorica della riconquista della sovranita’ anche monetaria, mentre all’atlantismo e’ andato sostituendosi come punto di riferimento il leader russo Putin (in attesa di Trump?), e non solo per Salvini”.

“Il garantismo – continua Della Vedova – resta vivo per Berlusconi e per altre questioni mediatiche, ma altrimenti si invocano pene sempre piu’ severe e si esclude di discutere di indulto e carceri. Nel bipolarismo che sempre piu’ si profila nella politica occidentale, quello tra ‘aperto’ e ‘chiuso’, di cui parliamo da oltre un anno e che sta sostituendo il discrimine novecentesco destra-sinistra, il fronte a cui Parisi si rivolge e che si candida a rappresentare si situa sempre in quello della chiusura. Vedremo quello che Parisi fara’: il No al referendum sembra pero’ finalizzato a compattare il centrodestra cosi’ com’e’, non a costruire un fronte nuovo in nome della societa’ aperta e di una cultura antagonista a quella trasversalmente prevalente in Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Per questo penso che i milioni di voti di liberali e moderati che, come dice lo stesso Parisi, mancano all’appello, oggi in Italia non guardino alla ricostruzione dell’attuale centrodestra, ne’ confidino nella sua miracolosa riconversione liberale, ma – conclude Della Vedova – vogliano costruire un luogo politico-culturale autonomo nel campo dell”aperto’ contro quello del ‘chiuso’".

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