Un centrodestra diviso non fa bene all’Italia – di Antonio Gabriele Fucilone

Io non penso che queste elezioni europee siano una "corsa a due" tra Matteo Renzi e Beppe Grillo. Molto spesso, i sondaggi sbagliano e le ultime elezioni politiche ne sono state la dimostrazione. Però, un dato è certo: nel centrodestra c’è troppa frammentazione. 

Lasciando stare partiti come la Lega Nord (che hanno una storia a sé) purtroppo il centrodestra è frammentato. Ci sono partiti come Forza Italia, Fratelli d’Italia, la Destra e Nuovo Centrodestra. La maggioranza di questi partiti sono frutto di scissioni. Fatto salvo il caso di Fratelli d’Italia, in cui c’era stata la separazione dal Popolo della Libertà in modo indolore (il suo fondatore Ignazio La Russa ha detto che essa si è fatta in amicizia), molte di queste scissioni sono state dovute a fatti personali.

Basti pensare al caso di Gianfranco Fini, che ruppe con il Popolo della Libertà per formare Futuro e Libertà per l’Italia, o a quello assai più recente di Angelino Alfano, che ruppe con Berlusconi per mantenere in vita il Governo in cui stava. Questo è male. Così si rischia di non dare agli elettori moderati una rappresentanza politica. Questi elettori (che nel nostro Paese sono maggioranza) potrebbero decidere di astenersi, non andando a votare. Così facendo, però, si rischia di fare vincere la sinistra o il Movimento 5 Stelle. Nel centrodestra serve un ricompattamento, e deve partire dal programma.

Serve una piattaforma programmatica comune a tutti i partiti che si riconoscono nella tradizione del centro moderato e della destra, dal cattolicesimo al liberalismo economico, passando per il federalismo e la sussidiarietà. Da qui si può fare partire un progetto di centrodestra, che può essere esteso alla Lega Nord, piuttosto che al MAIE di Ricardo Merlo, per quanto riguarda gli italiani nel mondo. Qui c’è in gioco il nostro Paese.

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