Un 2 giugno a tarallucci e vino, festa di una Repubblica in agonia – di Francesco Mantegna Venerando

"La Repubblica c’è, lo Stato c’è, abbiamo il dovere di costruire un’Italia migliore… ", sono queste le parole chiave della festa odierna, provenienti da quegli stessi palazzi in cui personaggi abituati agli agi e alle ricchezze da svariati decenni, si prefiggono il solo scopo di restare ben incollati ai loro troni di potere finchè morte non li separi.

Il terremoto in Emilia è stata un’ulteriore mazzata sulla già traballante situazione italiana. Vedere corazzieri luccicanti con elmi e piumaggi, fanfare e palchi di sterile esibizionismo, può essere legittimamente interpretato come un insulto alla Patria lacerata, ferita nel suo orgoglio e nella sua stessa Storia, per una sovranità ormai ceduta ai signori delle banche e della speculazione internazionale.

Festa delle falsità e delle ipocrisie, anche se qualcuno si affretta a dire che è "sobria ed essenziale", senza i mezzi corazzati e senza la pattuglia acrobatica, con immancabile cena e qualche metro cubo di buon vino natutalmente. Guardiamoli bene sul palco d’onore questi uomini, gran parte dei quali autori essenziali di un funerale politico, il funerale della repubblica Italiana, altro che anniversario!

I morti sono ancora caldi, quelli del terremoto e quelli che sono stati espropriati del diritto di vivere in una "repubblica" in cui la tassazione è oltre il 60%. Il dolore di tante famiglie è grande…. ma le mascelle di quei personaggi abituati alle feste, agli onori e ai salotti, non si fermano. Per fortuna c’è anche una parte del Popolo Italiano che non si lascia infinocchiare dalle parate. L’opera della ricostruzione deve partire dalle fondamenta.

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