Ue, ‘bene piano Renzi ma rispetti gli impegni’. Delrio, ‘parleranno i fatti’

La Commissione europea apprezza il piano di interventi annunciato ieri dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, ma allo stesso tempo ricorda all’Italia "la necessità di rispettare gli impegni assunti nell’ambito del Patto di stabilità e di crescita, soprattutto in considerazione del suo elevato debito pubblico". Il giudizio riferito dal portavoce del commissario Ue agli Affari economici, Olli Rehn, è solo una piccola anticipazione di un percorso di attenta valutazione che la Commissione farà a giugno durante il semestre europeo di presidenza italiana.

La scorsa settimana l’Ue aveva sottolineato ancora una volta "gli squilibri macroeconomici" dell’Italia e ora aspetta che i dettagli sulla manovra annunciata vengano inseriti nei documenti di finanza pubblica che devono essere presentati alla Commissione in aprile in modo da valutare la loro adeguatezza ad affrontare i problemi dei conti pubblici italiani. Per ora comunque l’idea di ridurre il cuneo fiscale attraverso risparmi ottenuti dalla spending review è stata promossa così come le misure pensate per rilanciare il mercato del lavoro, ritenute "appropriate vista l’elevata disoccupazione giovanile".

Quanto al richiamo sul deficit arrivato oggi dalla Bce c’è da dire che non può essere inteso come una reazione agli interventi annunciati da Renzi dal momento che il Bollettino della Banca centrale europea è un documento preparato con un certo anticipo e solo per un caso è stato diffuso oggi all’indomani del Consiglio dei ministri italiano. Tuttavia il monito contenuto nel documento è indicativo del clima che si respira a Bruxelles e a Francoforte: l’Italia non ha fatto "progressi tangibili" nell’attuazione di ulteriori misure di risanamento per ridurre il deficit, dice la Bce. E anche se in realtà ci si riferisce al risultato del 2013, che si è chiuso a un livello del 3% rispetto al Pil contro una raccomandazione del 2,6%, le parole della Bce assumono la pesantezza di pietre rispetto all’intenzione annunciata dal governo italiano di mettere a copertura dell’intervento di riduzione del cuneo fiscale quei decimi di punto percentuale che quest’anno ci separerebbero dal 3%, quantificati in circa 6 miliardi di euro.

A spiegare come il governo guidato dall’ex sindaco di Firenze intende affrontare la questione è stato il suo braccio destro e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio: "Noi non vogliamo convincere la Merkel con le parole, ma con i fatti. Non sono misure allegre degli italiani spaghetti e mandolino, siamo italiani che hanno l’avanzo primario ma anche il più alto tasso di disoccupazione in Europa tra i giovani – ha detto Delrio – noi spieghiamo alla Germania quello che loro hanno già fatto con le semplificazioni, per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro e le misure di stimolo alle crescita. Facendo questo, come ha illustrato ieri il presidente del Consiglio, crescerà il denominatore e quindi il rapporto deficit-Pil non sarà un problema".

In Italia invece le reazioni al piano di rilancio illustrato da Renzi sono per lo più positive, con un grado variabile di incredulità e scetticismo (soprattutto sulle coperture economiche). Sul fronte sindacale soddisfazione per le misure fiscali che dovrebbero incidere sulle buste paga di 10 milioni di italiani ma anche per le altre misure annunciate è stata espressa da Cgil, Cisl e Uil, ma resta l’attesa sulle coperture. "Questo è il provvedimento migliore che rappresenta una svolta nella politica economica che finora è stata seguita dai governi", afferma il segretario della Uil Luigi Angeletti. "Vedremo il 27 di maggio se questo impegno sarà in busta paga – sottolinea Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl – aspettiamo questo da molto tempo e sono convinto che Renzi farà di tutto per trovare i soldi, perché sembra che le coperture non sono tutte a posto".

Anche la leader della Cgil Susanna Camusso non ha potuto nascondere la soddisfazione per l’annunciato taglio dell’Irpef per dipendenti e parasubordinati, così come per l’aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 26% (Bot esclusi), o la riduzione dell’Irap e le risorse stanziate per gli interventi a tutela del territorio e per il piano di edilizia scolastica. Dubbi invece sulle norme che vanno a incidere sul mercato del lavoro, perché togliere l’obbligo di causale per 36 mesi di contratto a tempo determinato significa "continuare a moltiplicare forme di flessibilità" e poi i pensionati sembrano essere stati dimenticati dal premier: "Il governo per favorire la ripresa della domanda in questo Paese dovrebbe fare un passo in più – ha ammonito Camusso – ovvero guardare ai tanti pensionati poveri che hanno pensioni basse. Anche a loro è dovuta una restituzione fiscale". E sui pensionati, naturalmente, anche Cisl e Uil fanno sentire la loro voce, anche se non sembra proprio un grido d’allarme: "Vorremmo che Renzi desse un po’ di attenzione anche ai pensionati", parola di Bonanni.

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