Ucraina, capitali in fuga? Londra approdo finanziario

Le implicazioni economiche della crisi in Ucraina arrivano fino a Londra, e non necessariamente a svantaggio della capitale britannica – almeno secondo alcuni – da tempo ormai approdo per molti stranieri anche in fuga dai rischi che le situazioni di instabilita’ in diverse parti del mondo comportano. Rischi dai quali spesso si vogliono mettere a riparo anche ingenti capitali. ”Non e’ escluso che vedremo cittadini ucraini facoltosi arrivare (a Londra) con i denari tenuti sul fondo delle loro piscine”. Lo afferma, citata dal Financial Times, Naomi Haeton a capo di un fondo di investimenti nel settore immobiliare a Londra, nel sottolineare come crisi e instabilita’ in diverse parti del mondo siano spesso all’origine di ‘fughe’ verso la capitale britannica dove il mercato immobiliare, in particolare quello di fascia alta, e’ appannaggio in gran parte di stranieri.

Sul tema si dibatte da tempo, anche alla luce dei dati che mese dopo mese indicano aumenti nei prezzi del mattone specialmente nelle zone piu’ esclusive della capitale, (+12,3% nell’ultimo anno) dove si concentrano gli investimenti stranieri: ”La crisi dell’eurozona, la primavera araba, la crisi di Parigi – continua Heaton – sono i temi politici ed economici che spingono verso Londra”. Mentre si indica anche la possibilita’ che la situazione possa contribuire a nuovi arrivi dalla Russia, per cui Londra, spiega Liam Bailey della societa’ immobiliare Knight Frank ”e’ molto importante in quanto e’ il vero centro globale piu’ vicino a Mosca”.

Secondo un recente rapporto della società immobiliare Savills, il 4% degli investitori nell’immobiliare di fascia alta nel centro della citta’ sono russi. Tutti elementi che hanno contribuito ad alimentare i dubbi sulla vera natura della presunta reticenza del governo britannico ad esprimersi in maniera chiare sulle eventuali sanzioni da imporre a Mosca nel caso in cui l’azione diplomatica in corso non riesca a fermare l’escalation della crisi in Ucraina.

Londra non e’ l’unica a soppesare bene pro e contro, ma a rafforzare i sospetti ha contribuito un documento ufficiale e riservato, emerso dopo che e’ stata fotografata una pagina mentre un alto funzionario lo portava con se’ all’ingresso della riunione a Downing Street, nel quale si sconsigliava al governo britannico di varare, almeno per il momento, sanzioni economiche ai danni della Russia. Tra le indicazioni anche quella di evitare decisioni che ”chiudano ai russi l’accesso al centro finanziario di Londra”. Il ministro degli Esteri William Hague ha poi precisato che quelle non sono necessariamente le linee guida del governo e il premier David Cameron ha ripetuto anche oggi che ”tutte le opzioni restano sul tavolo”.

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