Ucciso a calci e pugni italiano 22enne in Spagna, si indaga dopo l’omicidio di Niccolò Ciatti

Nelle immagini riprese dalle telecamere di sicurezza del locale, si vedono i tre assalitori, tre ceceni di 20, 24 e 26 anni, che aggrediscono il ragazzo italiano a calci e pugni prima di fuggire. Presi poco dopo, due di loro sono già stati scarcerati. E scoppia la polemica

Niccolò Ciatti

Si continua a indagare dopo la morte di Niccolò Ciatti, 22 anni, il ragazzo italiano aggredito e ucciso in Spagna nella notte tra venerdì e sabato dopo una rissa in discoteca. Le autorità locali stanno verificando se il locale rispettasse i requisiti di sicurezza. Resta chiusa dunque in via provvisoria a Lloret de Mar, questo il nome esatto della località spagnola dove è accaduto tutto, la discoteca Sant Trop. Nel caso in cui venissero rilevate delle mancanze si potrebbero sanzionare i proprietari o la discoteca potrebbe essere chiusa.

Nelle immagini riprese dalle telecamere di sicurezza del locale, si vedono i tre assalitori, tre ceceni di 20, 24 e 26 anni, che aggrediscono il ragazzo italiano a calci e pugni prima di fuggire, ma non compare nessun membro del personale di sicurezza.

I tre aggressori, di nazionalità russa e residenti in Francia, dove pare che avessero chiesto asilo politico, sono stati fermati poco dopo la fuga, ma due di loro sono stati scarcerati perché il giudice ha confermato la misura cautelare solo per uno dei tre.

Intanto i medici legali spagnoli avrebbero concluso l’autopsia sul corpo del ragazzo. Secondo quanto si apprende da fonti locali, sarebbero ora in attesa dei risultati di una serie di esami autoptici, al termine dei quali, se il magistrato non ordinera’ ulteriori esami e dara’ il nulla osta, il corpo del ragazzo potrebbe rientrare in Italia.

Niccolò Ciatti

Dorina Bianchi, sottosegretario Beni e Attivita’ Culturali e del Turismo, sulla vicenda di Niccolo’ Ciatti assicura: “Il Governo e’ in costante contatto con le autorita’ spagnole e non manchera’ di usare tutti gli strumenti a disposizione affinche’ le indagini vadano avanti fino all’individuazione e alla condanna dei colpevoli perche’ non si puo’ morire a 22 anni in maniera cosi’ crudele e spietata”.

DUE DEGLI AGGRESSORI GIA’ LIBERI

Sono stati gi’a scarcerati due dei tre ceceni accusati per l’omicidio del 22enne italiano. Secondo quanto riferito dal quotidiano El Periodico, i tre sono comparsi davanti al giudice, che ha deciso di confermare la misura cautelare per uno solo dei tre, quello che ha sferrato il calcio mortale, come appare anche nelle drammatiche riprese registrate dalle telecamere di sorveglianza.

Gli altri due potranno tornare in Francia, dove vivono come richiedenti asilo.

Fonti di polizia hanno riferito che la brutalita’ del pestaggio, continuato anche quando il giovane italiano era ormai privo di sensi e incapace di reAgire, e’ compatibile con una formazione paramilitare.

Il quotidiano spagnolo ha anche ascoltato il parere di Giovanni Giacalone, esperto di terrorismo dell’universita’ Sacro Cuore di Milano, secondo il quale molti dei ceceni che chiedono asilo politico in Europa vogliono scappare dal loro governo dopo aver fatto parte delle milizie dell’Emirato caucasico, che sono state duramente combattute dal governo ceceno. Sul suo profilo Facebook, uno dei tre, R.B. 24 anni, ha pubblicato alcuni combattimenti liberi a cui ha partecipato a Strasburgo.

IL RACCONTO DELL’AMICO, “NESSUNO CI HA AIUTATO”

Alessandro Cattani, amico del giovane Niccolo’ Ciatti, a Repubblica racconta l’accaduto così: “Niccolo’ ha tentato di difendersi ma non ce l’ha fatta, l’abbiamo visto cadere, abbiamo cercato di fare il possibile per salvarlo ma le abbiamo prese. Non sapevamo come difenderci da quelle belve”.

“Abbiamo chiesto aiuto piu’ volte, ma inutilmente. Anche quando i tre aggressori sono scappati abbiamo urlato alla gente di aiutarci. Ma nessuno si e’ fatto avanti”, afferma. Nemmeno buttafuori e staff del locale, “nessuno”.

Nessuno e’ corso a salvare Niccolo’. Invece avrebbero potuto fermare quelle belve… Noi non ci siamo riusciti, come potevamo da soli… Tutti noi amici di Niccolo’ ci siamo buttati in mezzo, ma siamo ragazzi normali, non c’eravamo mai trovati in una situazione del genere. Abbiamo cercato di proteggere Niccolo’ ma le abbiamo prese tutti e siamo caduti a terra. Abbiamo fatto il possibile ma non e’ bastato”.

Niccolò Ciatti

“Quando e’ scoppiato il finimondo, io ero poco piu’ avanti, e Niccolo’ invece stava camminando dietro di qualche metro. All’improvviso tra la folla e’ stato spintonato da qualcuno, come succede spesso in discoteca. Niccolo’ si e’ girato per capire ed e’ stato colpito da uno dei giovani. Erano delle bestie, non delle persone. Non si sono fermate neanche vedendolo a terra e gli hanno tirato una pedata. E’ stato incredibile, sembravano matti. Gente addestrata a colpire. Senza scrupoli”.

IL SINDACO, “SIA FATTA GIUSTIZIA”

Sandro Fallani, sindaco di Scandicci (Firenze), comune alle porte del capoluogo toscano dove viveva Niccolo’ Ciatti, ha commentato stamane la notizia secondo cui due dei tre aggressori sarebbero stati messi in liberta’ dal giudice e potranno tornare in Francia dove vivono come richiedenti asilo: “Non conosco le procedure legali. Ma quello che chiede la nostra comunita’ e quello che chiede la famiglia, che ho incontrato stamane, e’ che sia fatta giustizia per un delitto cosi’ efferato e insensato”.

IL PADRE DI NICCOLO’, “DOVREBBERO ESSERE TUTTI IN GALERA”

Anche gli altri due ceceni gia’ rimessi in liberta’ dovrebbero essere in carcere, ha detto il padre di Niccolo’, Luigi Ciatti, in un’intervista al Tg3 Toscana. “Certo – ha detto rispondendo alla domanda se anche gli altri due dovrebbero essere arrestati -, che abbiano le loro conseguenze per quello che hanno fatto. Perche’ evidentemente dalla polizia spagnola scappavano e non credo scappassero tanto per fare. Evidentemente, qualcosa avevano da nascondere”. “Penso siano dei professionisti del male”, ha detto il padre del giovane ucciso. “Non posso dire che queste persone siano cosi’ indifferenti – ha detto Luigi Ciatti riferendosi ai due che sono usciti dal carcere – perche’ erano loro che tenevano lontano i suoi amici dal cercare di aiutare Niccolo’. E quindi non mi sembra che siano cosi’ brave persone o cosi’ bravi”. “Ci manca sempre Niccolo’, ci manca. Sa cosa facciamo – ha aggiunto il padre tra le lacrime -, andiamo a odorare il suo cuscino per sentire il suo odore”.