Tutti in ginocchio da Monti senza un vero perchè – di Margherita Genovese

Gli incantesimi alchemici che il conte Cagliostro compiva nella tana di San Leo sono nulla in confronto al miracolo economico che il professor Monti sembra avere compiuto con le cosiddette liberalizzazioni, di cui pochi mortali hanno colto la vera essenza, ma che sono magnificate sui media da un premier molto sensibile ai riflettori e alle foto di famiglia, quasi come l’odiato predecessore.

Sembra che il Pil aumenterà del 12 per cento e il potere d’acquisto delle famiglie altrettanto; i posti di lavoro si moltiplicheranno e i consumatori, razza in via di estinzione, faranno girare di nuovo l’economia. Tornerà l’età dell’oro: saranno riaperte le fabbriche asfittiche e si sforneranno a tiratura illimitata automobili, elettrodomestici e abbigliamento, da usare e gettare rapidamente per mantenere il ritmo.

Dinanzi a questa invidiabile prospettiva, i partiti ormai inutili si inchinano al demiurgo, l’uomo si inorgoglisce di più, se mai ce ne fosse bisogno, e sconfina verso lidi stranieri a riprendere politiche estere molto ispirate a strategie già viste, di chi usava baciare mani "che vulissiru muzzati" per arrivare, udite udite, a firmare trattati di amicizia favorevoli all’Italia. Aspettiamo che sia Putin sia Erdogan invitino alle loro corti l’illuminato Professore, e che dopo gli scambi di doni di circostanza, si ufficializzi anche qui la reciproca stima.

Barba non facit philosophum, dicevano i Greci, come a significare che non è un loden a distinguere le persone: e invece sì, diciamo noi, è proprio il loden, con tutto quello che vuole rappresentare, a distinguere questo governo dal precedente; è l’uomo, che appare più misurato, più serio, più "papalino", più democristiano, ad essere imposto oltre che da Napolitano, dalla società dell’immagine schiava del gossip e delle mode. La ricchezza e il potere dei nuovi feudatari non desta invidia, perchè non è ostentata nè condivisa, come voleva fare il bauscia: questi stanno in alto, e non scendono in mezzo al popolo, se non a debita distanza.

E’ cambiato il santino, e siamo tutti contenti: ma a qualcuno viene un pò di tristezza, nell’accorgersi che nulla di fatto è veramente cambiato, che a Mago Gelo preferiremmo ancora Mister Calore, e che la guerra dei mondi che solo fino a tre mesi fa scatenava nelle piazze italiane folle di indignati, ha lasciato sul campo un solo sconfitto, ma senza vincitori.

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