Turchia, Erdogan vuole poteri Casa Bianca per il 2014

La Turchia, potenza emergente del Mediterraneo e ora 17ma economia mondiale, come gli Usa: nel giorno delle elezioni per la Casa Bianca il partito Akp del Premier islamico nazionalista Recep Tayyip Erdogan ha presentato formalmente un progetto di riforma costituzionale che punta a dare al paese un regime presidenziale all’americana.

Non e’ una sorpresa. Da tempo il ‘sultano’ Erdogan non faceva mistero della propria intenzione di presentarsi nel 2014 alle presidenziali, le prime a suffragio universale, dopo avere fatto approvare una nuova distribuzione dei poteri tagliata su misura per lui. La proposta consegnata oggi alla presidenza della Grande Assemblea di Ankara prevede di trasformare l’attuale sistema parlamentare turco – con un premier forte indicato dai vincitori delle politiche – in un regime presidenziale guidato da un capo dello stato eletto direttamente dal popolo. La proposta sara’ trasmessa alla commissione formata dai quattro partiti rappresentati in parlamento – l’Akp di Erdogan, il Chp del leader dell’opposizione Kemal Kilicdaroglu, i nazionalisti del Mhp e i curdi del Bdp – che sta preparando, in teoria per la fine dell’anno, la nuova costituzione. La mossa del premier, che l’opposizione accusa di volere reislamizzare il paese e ripristinare il modello di una sorta di ‘califfato’ neo-ottomano, rischia pero’ di essere di non facile finalizzazione. I partiti dell’opposizione sono contrari e l’Akp, nonostante la maggioranza assoluta in parlamento, non ha i numeri per approvare da solo una riforma costituzionale. Una ulteriore concentrazione di poteri nelle mani dell’attuale premier, ritenuto autoritario e intollerante alla critica, suscita preoccupazione nell’ opposizione. Porterebbe a un ‘sistema di partito unico in una Turchia autoritaria’ ha reagito il dirigente Chp Muammer Ince. Per il collega di partito Riza Turmen, sarebbe un salto ‘nella dittatura’. Sulla Turchia di Erdogan c’e’ gia’ una pioggia di critiche dall’estero per la situazione dei diritti umani e per le centinaia di giornalisti, sindacalisti, studenti, politici curdi, militari, in carcere per ‘terrorismo’ o presunti golpe.

Se entro la fine dell’anno non riuscira’ a strappare l’ appoggio di almeno uno dei partiti dell’opposizione, Erdogan potrebbe tentare il passaggio in forza, sottoponendo a referendum la riforma, scommettendo sull’alto livello di consensi di cui continua a beneficiare grazie al miracolo economico vissuto dal paese nei suoi 10 anni al potere. Per il vicepremier Bekir Bozdag la riforma dara’ al paese ancora maggiore stabilita’, e una ‘forte leadership’. Sul futuro della riforma pesa pero’ anche una ‘incognita Gul’. Non e’ chiaro quale sia la posizione sulla svolta presidenzialista dell’attuale presidente Abdullah Gul, il politico piu’ popolare del paese, in crescente antagonismo con il premier, e se accettera’ di farsi da parte nel 2014.

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