Turchia, Erdogan: finita l’era del golpe

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Dopo aver visto in questi anni l’arresto di generali coinvolti in due colpi stato realmente compiuti e in due altri solo presunti, il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha detto chiaro e forte che la Turchia e’ un paese ormai libero da rischi di golpe.

Con l’arresto ieri di un generale che gia’ figura-chiave del colpo di stato ‘postmoderno’ del 1997, Erdogan ha potuto infatti annunciare ai deputati del gruppo parlamentare del suo partito Akp ad Ankara – in diretta tv – che in Turchia ‘non ci sono piu’ colpi di stato’ ma solo ‘la volonta’ della nazione’: ‘la democrazia e’ stata rafforzata’ e ‘non dovra’ piu’ rivivere i giorni neri’ del passato. Gia’ domenica, a un congresso del suo partito in Tracia, Erdogan aveva sottolineato che ‘la Turchia non e’ piu’ un paese dove uno qualsiasi si sveglia la mattina presto e fa un colpo di Stato’.
Il riferimento e’ ai tre golpe ‘classici’ (1960, 1971 e 1980) compiuti dai militari investiti dal fondatore della Turchia moderna, Kemal Ataturk, di preservare la stabilita’ e laicita’ del paese a maggioranza musulmana. Mentre nei primi tre golpe la preoccupazione era quella di tenere nell’orbita occidentale il pilastro orientale della Nato insidiata dall’Urss, nel febbraio del 1997 l’obiettivo fu quello di defenestrare un premier islamico – Necmettin Erbakan – leader del partito in cui militava Erdogan.

Il colpo di Stato viene definito ‘postmoderno’ perche’ incruento a differenza soprattutto di quello seguito da condanne a morte e uccisioni sotto tortura del 1980: è bastato lo sferragliare carri armati ad Ankara e le pressioni di un Consiglio di sicurezza nazionale (Mgk) riunitosi il 28 febbraio per spingere Erbakan alle dimissioni.

‘Giustizia viene fatta’, ha sostenuto oggi Erdogan riferendosi soprattutto al’arresto del generale Cevik Bir, allora vicecapo di Stato maggiore e protagonista del golpe da ieri in un carcere di massima sicurezza nella capitale assieme ad altri otto arrestati (fra loro tre generali ad una stella) dopo un’ondata di 18 fermi avvenuti negli ultimi giorni.

Davanti ai deputati dell’Akp, il partito islamico Giustizia e sviluppo che guida la Turchia con un governo monocolore, Erdogan ha fatto capire di aver chiuso anche un conto personale: furono i generali del 1997, ha sostenuto il premier, a ordinare il suo arresto quando – da sindaco di Istanbul – si fece quattro mesi di carcere per aver letto in pubblico una poesia giudicata islamicamente incendiaria dai militari ma – ha ricordato di nuovo oggi Erdogan – ‘approvata’ anche dal ministero dell’Educazione.

L’arresto di Bir segue l’apertura a inizio mese del processo agli anzianissimi due generali unici superstiti della giunta del 1980, perseguibili grazie a una modifica costituzionale imposta da Erdogan per referendum due anni fa proprio nel giorno del 30/o anniversario di quel colpo di Stato.

La casta militare de ‘pascia” e’ comunque fiaccata soprattutto dai centinaia di arresti delle inchieste sui presunti tentativi di golpe anti-Erdogan del piano Balyoz (2003) e dell’organizzazione ultranazionalista (e laicista) Ergenekon.

In quest’ultimo filone e’ sotto processo da marzo, e in carcere da gennaio, anche un ex capo di Stato maggiore, il generale Ilker Basbug: il suo e’ un procedimento pietra-miliare della sfida ai militari che Erdogan oggi ha ribadito di aver ormai vinto definitivamente.

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