Tunisia, nella moschea di Zitouna torna l’insegnamento

Un altro pezzo della Tunisia fortemente, ferocemente, dichiaratamente laica se ne va: torna, infatti, l’insegnamento nella moschea di Zitouna, la piu’ grande di Tunisi e la piu’ importante del Paese. E’ la conseguenza di un documento che e’ stato firmato, per il governo, dai ministri degli Affari religiosi, Noureddine Khademi, dell’Educazione, Abdellatif Abid, e dell’Insegnamento superiore, Moncef Ben Salem, e, per la Moschea, dallo sheick Houcine Labidi.

Un accordo che potrebbe dimostrarsi come un momento molto importante per la storia dell’islam in Tunisia perche’ restituisce a Zitouna un ruolo nell’insegnamento che le era stato sottratto cinquant’anni fa, sotto la presidenza di Bourghiba, per comprimere il potere invadente della classe religiosa e per indebolire quello che era un forte punto di riferimento per il mondo islamico, non solo della Tunisia, ma dell’intero Maghreb. Un rischio per la ‘rivoluzione’ laica che aveva portato il Paese all’indipendenza che Bourghiba non volle correre.

Per comprendere per intero questo assunto basti pensare che, sino a quando la scure laica di Bourghiba non si abbatte’ sulla moschea, impedendole d’essere anche una scuola, Zitouna contendeva ad El Azhar il ruolo di motore spirituale dell’islam sunnita in Africa e non solo. Ma il processo di laicizzazione della societa’ tunisina, fortemente voluto da Habib Bourghiba, marginalizzo’ Zitouna, relegandola in una dimensione solo di preghiera e non piu’ di insegnamento.

Ruolo che oggi le viene restituito, ma che sembra essere fortemente condizionato o condizionabile dal clima che si sta determinando nel Paese. Un esempio di questo clima lo si e’ avuto proprio nei momenti in cui, dentro la moschea si firmava l’accordo, perche’ all’esterno a festeggiare, come se fosse una loro vittoria, c’erano decine di salafiti, con il frenetico sventolio delle loro bandiere accompagnato dagli youyous (il tradizionale verso modulato delle donne arabe) delle loro compagne di credo religioso.

Puo’ anche non significare granche’, ma mentre i salafiti festeggiavano rumorosamente, ai credenti musulmani che non condividono il loro intransigente integralismo non e’ stato consentito di entrare nella moschea, cosi’ come, peraltro, ai giornalisti.

Anche se i tre ministri firmatari dell’accordo, ciascuno per le proprie competenze, hanno ribadito che il ruolo in cui Zitouna si muovera’ sara’ esclusivamente quello religioso e didattico, occorrera’ ora capire come questo mandato sara’ rispettato nel chiuso delle molte sale che compongono la moschea, che sorge su un’area di 5 mila metri quadrati e che fu eretta tra il 692 e il 734 (la datazione e’ incerta) su quello che prima di essere una basilica cristiana era un uliveto (zitouna in arabo significa appunto ulivo).

Anche perche’, in occasione di una recente manifestazione indetta dai salafiti a sostegno della sharia, in piazza c’erano anche degli imam di Zitouna, la cui presenza era stata pubblicizzata quasi come un implicito appoggio alle tesi del movimento.

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