Trump, la vittoria del politically incorrect

Negli USA il voto ha reso evidente che le politiche che le èlite sinistrorse stavano imponendo non godono dell’appoggio popolare e sono contrarie ai reali interessi della nazione

Negli USA il voto ha reso evidente che le politiche che le èlite sinistrorse stavano imponendo non godono dell’appoggio popolare e sono contrarie ai reali interessi della nazione

Alcuni commenti a caldo, dopo la straordinaria e non prevista vittoria di Donald Trump, che a nostro parere rappresenta il rifiuto del “politically correct” imperante negli ultimi lustri.

Negli USA il voto ha reso evidente che le politiche che le èlite sinistrorse stavano imponendo, sostenute unanimemente dai media e dai poteri finanziari, non godono dell’appoggio popolare e sono contrarie ai reali interessi della nazione.

Ci preme in primo luogo di sottolineare due effetti, che salutiamo con vero entusiasmo. Il primo è l’auspicabile prossima fine delle normative imposte dai sostenitori del supposto riscaldamento globale o cambiamento climatico, causato a dir loro dalle attività umane. Chi voglia capire che si tratta di una gigantesca fandonia, imposta al mondo intero da una convergenza di interessi politici ed economici, invece di subire passivamente la vulgata diffusa perfino dai burocrati dell’ONU, dovrebbe leggere per esempio il libro del prof. Mario Giaccio “Il Climatismo: una nuova ideologia”. Se Trump, come ha annunciato, revertirà le politiche energetiche imposte da Obama, oltre al bene per il proprio paese, rintuzzerà il tentativo in atto da tempo di giungere ad un governo globale del mondo che, dai temi energetici all’immigrazione, dai comportamenti sociali alle questioni etiche, vorrebbe imporci la propria unilaterale visione, che loro chiamano “progressista”.

Il secondo effetto positivo, che attendiamo con altrettanto favore, è la fine della politica ostile nei confronti della Russia, che avrebbe potuto condurre il mondo a nuove ed inimmaginabili sciagure. Per noi italiani, in particolare, auspichiamo la fine delle sanzioni alla Russia, che ci stanno causando perdite per diversi miliardi, un’assurdità che la nostra economia non può permettersi.

Resta molto altro da commentare, ma dovremo attendere lo sviluppo degli eventi. Al momento desideriamo aggiungere che la vittoria di Trump rappresenta uno smacco per Obama, un presidente che, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, si è speso enormemente nell’appoggiare la candidatura della Clinton, la cui bruciante sconfitta ci appare anche come la giusta retribuzione al suo sciagurato attivismo nella destabilizzazione della Libia, del quale stiamo pagando in Italia le conseguenze, con la quotidiana invasione degli immigrati.