‘Trovare l’America’ e salvare Mei, emigrazione punta su memoria

"Ho preparato una proposta di legge per salvare il Museo dell’Emigrazione del Vittoriano reperendo nuovi fondi, proprio ieri ho chiesto al mio capogruppo di calendarizzarlo al più presto in Commissione Cultura". La notizia la dà direttamente Fucsia Nissoli, la deputata di Per l’Italia eletta all’estero, al termine del convegno a Montecitorio per la presentazione del libro sull’emigrazione italiana "Trovare l’America" curato da Paolo Battaglia.

Una notizia che è una rassicurazione in diretta alle preoccupazioni espresse da Marcello Saija, docente di Studi europei e dell’integrazione internazionale e presidente dei musei dell’emigrazione siciliana, che aveva lanciato un appello "perché il museo, a fasi alterne a rischio di chiusura, resti in maniera permanente al Vittoriano che è la sede più adeguata" con una sola alternativa pensabile: "Abbiamo già chiesto al Ministero, qualora ciò non fosse possibile, di spostarlo a Palermo, che è il terzo maggior centro di emigrazione storica, dove abbiamo i mezzi per sostenerlo. In ogni caso i materiali del museo devono continuare a essere esposti al pubblico, non devono assolutamente finire in archivi privati".

Appello raccolto anche dal professor Mario Mignone della Stony Brook University di Long Island, l’isola al largo di New York dove la densità di emigrati italiani è particolarmente alta, per il quale "sarebbe un oltraggio togliere il museo da lì, dove sta benissimo accanto a quello del Risorgimento".

‘Trovare l’America’, volume ideato e curato dal modenese Paolo Battaglia, è uscito contemporamente in versione inglese e italiana, raccoglie oltre 500 immagini delle collezioni della Library of Congress di Washington che raccontano l’epopea dell’immigrazione italiana negli Stati Uniti. La premessa è di Martin Scorsese, con saggi di Mario B. Mignone, Linda Barrett Osborne e Antonio Canovi.

E’ un testo allo stesso tempo storico, evocativo ed orgoglioso, perché, come ricorda Stefano D’Ambruoso "mentre siamo bombardati da notizie sui rischi dell’immigrazione, ci siamo scordati che cento anni fa eravamo noi a fare percorsi molto più lunghi, e di quanto abbiamo arricchito gli Stati Uniti". Senza dimenticarci che nonostante i pregiudizi "per ogni al Capone abbiamo avuto almeno un Joe Petrosino" (il celebre poliziotto-eroe italoamericano, ndr).

Un lavoro "archeologico, di scavo, pensato sia per il lettore italiano che americano" lo definisce il professor Mignone, capace di scovare tra le foto (quasi tutte inedite) le facce senza nome della gente comune, ma anche le tracce di veri ‘cervelli dimenticati’o meno: da Costantino Brumidi, il "Michelangelo d’America" che ebbe il compito di affrescare il Campidoglio, a Carlo Gentile, fotografo napoletano che per primo mise su pellicola gli indiani Sioux e Navajo; dallo stesso Petrosino ai fratelli toscani del laboratorio in cui è stata forgiata la celebre statua di Abraham Lincoln a Washington.

"Sin dall’inizio dell’emigrazione italiana – ha assicurato la Nissoli, eletta proprio negli States – hanno inciso i cosiddetti cervelli; di italiani che l’America l’hanno trovata veramente ce ne sono tanti. Gli italiani d’America oggi sono soddisfatti e non pensano di tornare a casa. Si tratta di una emigrazione matura – la chiosa – che merita una riconsiderazione". A livello culturale in primis, ma anche a livello politico, intende, a partire dalla sopravvivenza del museo del Vittoriano.

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