Troppe parole sul terremoto – di Cesare Lanza

Amatrice, 24 agosto 2016 (AP Photo/Alessandra Tarantino)

In un tweet ho scritto che c’è un bel Paese che mi emoziona, anzi mi commuove: la solidarietà esplosa dovunque verso le famiglie e le vittime colpite dal sisma, la generosità dei volontari, in particolare quella dei giovani, accorsi negli ospedali per donare il sangue e nei luoghi terremotati per offrire aiuto e sostegno. Ho scritto anche che c’è un bel Paese che mi disgusta, ed è quello delle sgallettate che nelle ore più drammatiche continuavano a pubblicare su Fb tette e chiappe. E – altro esempio – i tifosi ultras attenti esclusivamente al calcio mercato e ad altre cazzate tifoidee.

Altra amara osservazione, le decine e decine di pagine dei giornali quotidiani (così facendo, la loro agonia è sicura) proposte per raccontare cronache, superate da televisioni e social network, per accogliere opinioni e testimonianze, anch’esse inflitte dai mass media televisivi e su Internet in tempo reale.

La verità è che le agenzie di stampa, gli stessi telegiornali in grave ritardo, sono sostituiti, minuto per minuto, pur con esagerazioni, sviste e approssimazioni, da twitter e da altri analoghi strumenti.

Alle 3 e 36 di quella notte fatale, mi sono svegliato, chissà perché, anche se non mi trovavo in un luogo terremotato: ho acceso il telefono, per tutta la notte e fino a metà mattina, ovviamente angosciato e insonne, ho seguito sul web le notizie, gli aggiornamenti, l’evoluzione degli avvenimenti.

Nei giorni seguenti ho avvertito, come tanti, un senso di fastidio di fronte all’alluvione di parole nei talk show, commenti assurdi, ridicoli, intrusivi, volgari, comunque privi di una pur minima consistenza intellettuale. E rapidamente l’emozione e la commozione si sono dissolte e su Fb è tornata, dominante, la sequela di quelli che tengono molto a pubblicare, oltre alle chiappe e alle tette, anche la torta del compleanno, ricordi insulsi e riflessioni prive di senso. Questa è la vita, bellezza.

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