Tricolore Italia, è business – di Franco Esposito

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Febbre Italia, delirio Italia. Un fiume d’entusiasmo in un mare azzurro. Il sentimento nazionale ritrovato, l’orgoglio di sentirsi italiani, dall’esplosione postuma alla lezione impartita agli spocchiosi maestri inglesi fino al fischio finale di questo campionato d’Europa. Comunque favoloso e punto per noi che l’Italia la sentiamo dentro, la soffriamo e l’amiamo in ogni sua espressione. Tricolori siamo noi. E tricolore si è scoperto il mondo in

questa bella ora del calcio italiano. Un regalo inatteso, che il nostro calcio non meritava per tutti gli impicci e le vergogne che ha proposto nei mesi che hanno preceduto l’inizio della ronda europea. Il successo della nazionale costruita e magistralmente diretta da Prandelli ha preso in contropiede anche le case modaiole che fabbricano gadget e quant’altro. Le ha sorprese, costringendole ad affannosi recuperi. Peraltro riusciti bene. La fantasia è tornata alla svelta al potere. Si registra il trionfo del business. La cresta color oro, di  capelli finti, da applicare al centro della testa, alla Balottelli, è presente in Italia in milioni di esemplari. Come se all’improvviso volessimo sentirci un po’ tutti SuperMario. La cresta è indicativa di uno strepitoso successo commerciale: nessuno avrebbe osato pensare a un fatto del genere, fino alla partita con l’Irlanda del Trap.

Diventa italiano anche un simbolo francese. Un marchio storico. Lacoste ha disegnato la griffe del coccodrillo nella polo tricolore. Vistosissima e italianissima si è trasformata nell’oggetto del desiderio in pochi giorni. Bianco, rosso, verde, e il coccodrillo tricolore appuntato all’altezza del cuore. La polo è andata a ruba. E l’antica francesità della Lacoste, un amore ormai quasi secolare? La griffe creata da un famoso tennista del passato chiaramente se ne frega. Business is business, l’affare innanzitutto. L’idea del guadagno è sovrana, le parole stanno a zero. Andate a vederli Lacoste e il coccodrillo tricolore, meritano.

La nazionale protagonista in Ucraina e Polonia ha risvegliato entusiasmi e interessi che sembravano persi. Sicuramente erano finiti sepolti sotto i pesanti massi tombali delle delusioni calcistiche, sotterrati inoltre

dalla pesantezza della crisi economica, che si prende ormai tutto di noi, pensieri e preoccupazioni, e dagli scandali del pallone legati alle scommesse. Resuscitati dalle vittorie italiane in Ucraina e Polonia, i simboli dell’amore nazionale di ritorno sono presenti nelle vetrine e nelle strade d’Italia. Addosso, in testa, sulle dita mani e sulle unghie delle italiane e degli italiani, non necessariamente giovanissimi. Non solo sciarpe

e bandiere, anche in previsione degli imminenti Giochi Olimpici. Venticinque giorni all’accensione della fiamma e all’inizio delle olimpiadi di Londra. L’occasione tricolore Italia è un marchio Sting, utilizzabile appunto

anche per le due settimane londinesi. Occhiali in Special Edition, flessibili e ultra leggeri, in due versioni: da sole e da vista. Le astine sono intercambiabili grazie ad un mini-pack dato in omaggio al momento dell’acquisto.

Visti in quantità industriali nelle piazze d’Italia nel pomeriggio speciale della finale con la Spagna. Gli occhi in tricolore in attesa dell’ora fatale. A las nueve de la noche. E nel luccichio delle unghie in gel: la richiesta di unghie in bianco, rosso e verde ha registrato una forte impennata verso l’alto. Il manicure della passione e del tifo, a tre colori e in intenso azzurro: le nostre donne agitano la mani e l’effetto Italia è servito. C’è modo e modo per fare tifo. Hanno fatto bingo i negozi specializzati in prodotti per capelli e parrucchieri. E c’è ancora la fila. Quelli con la faccia tosta, gli italiani che non si preoccupano dell’effetto che fa, vanno in giro con la

cresta ipercolorata. Ma non solo bianca, rossa e verde come la nostra bandiera tricolore: notate decine di variazioni sul tema. L’amore ritrovato per la nazionale libera incontrollabili fantasie: la super exstension tricolore

da fissare con fermaglietti sulla sommità della testa; le singole ciocche in rosso, bianco e verde da infilare alla sommità della testa; una singola chioma azzurra o la colorazione stile Fata Turchia, per chi non può fare a

meno di osare.

Febbre Italia, pazza di nazionale. Strana Italia, posseduta da un’esplosione d’amore e di passione superiore addirittura ai giorni del campionato del mondo 2006 in Germania. Quell’Italia di Lippi con l’oro nei piedi e

il Paese felice con la testa nelle nuvole. Ma no, questi sono giorni molto più deliranti di quelli del 2006. Stiamo parlando del campionato d’Europa e sembra di essere tornati indietro di trent’anni. Mondiali di Spagna 1982: tirati fuori dagli armadi e dai bauli i teli da mare in spugna celebrativi della nazionale d’oro dei Grandi di Spagna, di Bearzot e di Paolo Rossi. E che nessuno dica io l’avevo detto, oggi come nell’82. Muto testimone il

telo da mare di spugna.

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