Tributo ai ‘Fire Man’, gli Eroi d’America. E tanti sono italiani – di Mirko Crocoli

Sono gli Eroi, quelli veri, con la “E” maiuscola e come già li ho definiti in altre occasioni; gli Angeli del fuoco. Angeli senza ali, senza presunzione e senza lode. Si tuffano nei fiumi, si calano dal cielo, entrano nei palazzi roventi, rischiano la propria vita e tutto questo per pochi dollari. C’è un motore interiore che li spinge a fare tutto ciò, un qualcosa che ha un sapore magico, d’altri tempi; è l’amore per il prossimo.

In una società un po’ alla deriva come la nostra, dove ormai i valori vanno lentamente perdendosi, ci sono rimasti soltanto loro; i romantici, gli appassionati, i salvatori, gli statuari, vestiti di grigio e giallo, sempre a correre per tutto e tutti. Dal gattino sull’albero al grande incendio, dal piccolo alveare sul tetto all’inondazione catastrofica. Sempre, in prima linea, tra fango e pericoli estremi.

Da piccini li vedevamo alti, grandi e grossi; poi, col crescere, ci siamo accorti che sono persone “normali”… si fa per dire. Già, perché il super eroe ce lo immaginiamo sempre con il mantello, la maschera e con i grandi poteri fisici, ma in realtà quella è solo fantasia.  Loro hanno un casco, una strana uniforme ignifuga e un cuore grande quanto il World Trade Center. Non hanno vetture alla Batman ma grossi camion rossi, sogno di tutti i bambini e gioia al solo vederlo sfrecciare per le vie delle city.

Il corpo dei Vigili del Fuoco è presente in quasi tutti i Paesi del mondo, in Italia è un dipartimento del Ministero dell’Interno, ma c’è un posto, una grande nazione in particolare, che, nell’immaginario collettivo, ce li “dipinge” come i più grandi Eroi dei nostri tempi; è quella degli Stati Uniti d’America.

La cinematografia che ha inondato l’Europa occidentale ce li mostra per come sono, facendoci sognare tramite le loro gesta. Si, ma attenzione. Non c’è De Niro, Travolta o Russel, nella vita quotidiana c’è gente che rischia, senza alcuna controfigura. Nessun film, nessuna finzione per chi, come me, ha vissuto per settimane nella città di New York e li ha visti all’azione. Impressionante!

In 343 vanno a morire su, per quelle scale maledette delle Twin Towers, perché per loro non si tratta solo di lavoro, ma è qualcosa che hanno nel Dna. Salvare, liberare, mettere in sicurezza, strappare dal pericolo; che coraggio, che audacia, che ardimento, che risolutezza e che temerarietà.

Negli USA, dopo quel tragico settembre di 14 anni fa, sono rimasti nei pensieri di tutti, nelle preghiere di milioni di connazionali e per noi Europei, la commozione e il ricordo si unisce a loro. Molti di questi paladini che tutti i giorni svolgono con capillarità e prontezza il loro “sacro” lavoro nella “grande mela”, a Philadelphia, a Boston così come in quasi tutte le metropoli della East Coast portano i nostri cognomi, o quelli ispanici. Vi rendete conto, signori, quale onore per noi?

All’interno dei corpi di gran parte di quegli Angeli scorre sangue italiano, e non è cosa da poco! L’immenso agglomerato di Stati che si identifica sotto la famosa bandiera a Stelle e Strisce è parte integrante di noi, lo è stato nei primi del Novecento con la grande emigrazione, lo è stato in epoca di guerra fredda e lo è soprattutto grazie agli uomini e donne che hanno origini Italiche. Tra questi niente di meno che gli Eroi… quelli con la “E” maiuscola che sono, più di ogni altro, vanto e orgoglio di tutto l’Occidente Atlantico. In bocca a lupo dunque fantastici “Fire Man”, adorati Angeli e… ricordatevi bene, mentre operate sul campo noi penseremo a pregare per voi!

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