Tremonti su casa da Milanese: “Errore, ma nessun illecito”

Giulio Tremonti alza le barricate e replica alle accuse su un suo presunto coinvolgimento nell’inchiesta P4.

"Io prima di fare il ministro dichiaravo al fisco 5 milioni, 10 miliardi di vecchie lire all’anno. Devo dire che do in beneficenza più di quanto prendo come parlamentare. Non ho bisogno avere illeciti favori, di fregare i soldi agli italiani. Non ho casa a Roma non me ne frega niente, non faccio vita di salotti", ha dichiarato stamattina il ministro dell’Economia al programma Uno mattina, di Rai1.

"Forse avrei dovuto essere più attento, ma se devi lavorare in quento modo… Gestire il terzo debito ti impegna abbastanza. Ma se ci sono stati illeciti la magistratura procederà. Se ci sono stati appalti commissariamo tutto, abbiamo già commissariato una società e lo rifaremo se serve", ha aggiunto Tremonti.

Il ministro si è anche soffermato sulla difficile congiuntura economica: "Per uscire dalla crisi si può e si deve andare avanti. Bisogna fare di più, più in fretta essere più convincenti. Va fatto molto di più", ha dichiarato Tremonti.

"Il pareggio lo facciamo non aumentando le tasse e soprattutto riducendo la spesa pubblica", ha detto ancora il ministro, rassicurando: il pareggio "ci sarà". Quanto ai tagli, il responsabile dell’Economia ha fatto un riferimento alle Regioni: "Se uno va a vedere le sedi delle Regioni non ha l’impressione della sofferenza economica", rispondendo così a una domanda sulle lamentele dei governatori per i tagli. Anche per quanto riguarda i comuni il ministro ha aggiunto: "8.000 sono troppi, dobbiamo accorpare il più possibile".

Sempre stamattina il Corriere della Sera aveva pubblicato una lettera esclusiva del ministro Tremonti, in risposta all’editoriale di ieri di Sergio Romano.

”Signor direttore, ambasciatore Romano, rispondo in questo modo anche ad una legittima pubblica richiesta di chiarimento”, ha esordito il responsabile del dicastero dell’Economia,  parlando della vicenda dell’affitto della casa messa a disposizione a Roma dal parlamentare Marco Milanese, che aveva detto di aver ricevuto dal ministro dell’Economia pagamenti di 1.000 euro alla settimana in nero.

"In contropartita della disponibilità di cui sopra, basata su un accordo verbale revocabile a richiesta, come appunto poi e’ stato, ho convenuto lo specifico conteggio di una somma a titolo di contributo, pagato via via per ciascuna settimana e calcolata in base alla mia tariffa giornaliera’ di ospitalità alberghiera”, ha spiegato Tremonti.

Il ministro ha aggiunto: "All’inizio avevo pensato a un diverso contratto, che ho poi escluso per ragioni personali. La ragione del tutto non era di convenienza economica ma di privacy".
"Trattandosi di questo tipo di rapporto tra privati cittadini – ha argomentato – non era infatti dovuta l’emissione di fattura o vietata la forma di pagamento".

Riguardo poi alla disponibilità del contante, il ministro ha spiegato di ricevere in contanti il suo compenso di ministro, pari a circa 2.390 euro al mese che, rispetto ai 4.000 euro dell’affitto mensile comporta una differenza di circa 1.600 euro, della quale può disporre perché percepisce "un reddito annuale molto elevato".

"Chi parla di evasione fiscale – ha tuonato Tremonti – è in malafede. Questa accusa non la posso accettare. Sono in grado di dimostrare in modo tecnicamente indiscutibile l’assoluta regolarità del mio comportamento e del mio contributo alle spese di quell’affitto".

"Pur avendo ora interrotto l’attività professionale, ho accumulato titolarità di altri redditi – ha proseguito – ed è tutto tracciato e tracciabile".

"Ho commesso illeciti? Per quanto mi riguarda sicuramente no. Ho fatto errori? Sì, certamente. Ho fatto una stupidata. E di questo mi rammarico e mi assumo tutte le responsabilità", si è difeso Tremonti.

Inoltre, Tremonti nega di essere a conoscenza dell’inchiesta Enav e delle dichiarazioni dell’imprenditore Tommaso Di Lernia. "E’ una storia di cui non so nulla – ha precisato il ministro – non conosco quell’imprenditore indagato, non so nulla del contesto nel quale ha raccontato quei fatti".

Tremonti e il suo ex consigliere politico Marco Milanese sono, infatti, finiti nei verbali dell’imprenditore Tommaso Di Lernia, insieme ad altri tre politici di centrodestra e ad uno dell’Udc.

Il costruttore tuttora agli arresti domiciliari per illecito finanziamento proprio per aver pagato la barca a Milanese in cambio di appalti ha accusato tutti i personaggi citati di aver preso tangenti per l’assegnazione delle «commesse» di Enav e Selex, azienda del gruppo Finmeccanica.

Uno di loro è Aldo Brancher, per diciassette giorni ministro per il Federalismo dell’attuale governo e poi costretto a dimettersi perché condannato a Milano, per ricettazione nell’affare Antonveneta. Gli altri sono ancora segretati.

In questo sistema di «mazzette» ha coinvolto anche il titolare dei Trasporti Altero Matteoli, definendolo «il politico di riferimento delle imprese che operano su Venezia». Rivelazioni ritenute attendibili dai magistrati che stanno adesso effettuando una serie di ulteriori riscontri.

È lungo anche l’elenco dei manager ai quali Di Lernia racconta di aver versato soldi e regali. Molti di loro, già citati nei precedenti verbali, hanno smentito di aver ottenuto denaro o altre utilità, ma nei nuovi verbali l’imprenditore ha aggiunto ulteriori dettagli. "Anche perché – specifica l’avvocato Perri – può fornire riscontro a quanto sta dichiarando".

Afferma Di Lernia: "Il presidente dell’Enav Luigi Martini, soprannominato ‘il calciatore’ perché giocava nella Lazio, è il manager di riferimento della destra. L’amministratore delegato Guido Pugliesi è invece tramite con l’Udc. Io gli ho regalato tre Rolex, uno del valore di 22mila euro. In totale ho comprato dieci Rolex e li ho distribuiti. In questo sistema è inserita anche l’amministratore di Selex Marina Grossi, moglie del presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini". Sul versamento di denaro Di Lernia ha fornito poi altri particolari, ma le verifiche sono tuttora in corso.

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