Tre Nobel per sei persone – di Carlo Di Stanislao

Il premio Nobel per la letteratura è andato al’ottantenne scrittore svedese Tomas Tranströmer, che ha battuto sul filo di lana il poeta e traduttore giapponese Aruki Murakami, già sconfitto l’anno scorso per una manciata di voti, da Mario Vargas Llosa. I premi Nobel spesso sono stati oggetto di critiche e polemiche: una delle esclusioni più clamorose riguardò Albert Einstein, che non ricevette il premio per la scoperta più rivoluzionaria di inizio secolo, la teoria della relatività. In realtà, sull’assegnazione dei premi oltre a criteri di natura tecnico – scientifica, ieri come oggi in alcuni casi hanno influito valutazioni di opportunità politica.

Questa preoccupazione risulta chiaramente nel caso di Einstein il quale, nonostante il consenso generale della comunità scientifica, era fortemente contestato in Germania dai circoli di destra: ebreo, pacifista, sostenitore di una nuova Repubblica, formulò una teoria, la relatività, che fu considerata come un tentativo di sovvertire il tradizionale modo di pensare. Il comitato per l’assegnazione dei premi si dimostrò molto sensibile al fatto che la scelta del candidato non suscitasse polemiche fra i suoi compatrioti. La teoria della relatività, inoltre, contrapponendosi al concetto di assoluto, non era ben vista in ambiente clericale.

Einstein ricevette il Nobel nel 1922 (assegnato per l’anno precedente) non per la teoria della relatività, bensì per la spiegazione che aveva dato nel 1905 dell’effetto fotoelettrico, tramite la “teoria dei quanti”.

In Italia Tranströmer è un semisconosciuto, ma questa non è una novità per il Premio Nobel della Letteratura. Ad esempio Herta Muller non era più famosa quando le fu assegnato il premio. Psicologo e poeta, è nato nel 1931, figlio di un giornalista e di una insegnante e a 13 anni inizia a dedicarsi alla scrittura, pubblicando la sua prima raccolta ("Diciassette Poesie"), a 23 anni. La giuria di Stoccolma ha spiegato che “attraverso le sue dense, traslucide immagini ci ha offerto un nuovo accesso alla realtà”; mentre sul Manifesto Maria Grazia Calandrone ha scritto: “Tranströmer è il poeta che oggi fa più silenzio. Il gesto etico per eccellenza. E con il suo silenzio influisce su gente mica da poco come Seamus Heaney o Derek Walcott”. Poeta a bagno dentro i fatti umani, che ha lavorato come psicologo nelle carceri minorili e con disabili e tossicodipendenti, Tranströmer non prescinde dalla vita,  ma mescola la quotidiana esperienza, degli uomini e con gli uomini, alla rivelazione del mistero, attendendo costantemente, come Boudelaire o Montale, con un continuo dialogo, con se stesso e con il lettore.

Assegnato invece a tre donne il Nobel per la Pace: la presidente liberiani Ellen Johnson Sirleaf, la connazionale Leymah Gbowee, leader, insieme a Comfort Freeman, del movimento pacifista femminile e a Tawakkul Karman, giornalista  con tre figli, militante del partito islamico Islah, protagonista della rivolta contro il presidente Abdullah Saleh. In verità, come ricordano in molti sulla stampa nazionale ed estera, il Nobel per la pace, negli ultimi anni, non porta molta fortuna a chi lo riceve: il cinese Liu Xiaobo fa avanti e indietro dal carcere, l’iraniana Shirin Ebadi vive in esilio all’estero, il presidente Obama passa da una crisi all’altra e teme di non essere rieletto. Ma quest’anno, scegliendo tre donne, due liberiane e una yemenita, il comitato ha inteso premiare una categoria intera: quella delle donne, appunto, una categoria che lotta, è scritto nella motivazione: “in maniera non violenta per la sicurezza e la partecipazione delle donne ai processi di pace”. Alle donne yemenite come a quelle saudite è proibito guidare, viaggiare, stare sole in albergo, dare il nome ai figli, ottenere un passaporto, avere un lavoro, indossare un’abaya di colore diverso dal nero, andare a scuola o all’università senza permesso, aprire un conto in banca. La donna non può mostrare il proprio volto, le è vietato chiedere il divorzio senza pagare e non può avere la custodia dei propri figli. Non può neppure parlare in pubblico: la sua voce è considerata una sorta di profanazione. Anche se le donne vanno a votare, come è avvenuto in Afghanistan, le cose per loro non cambiano troppo. Per questo il “Nobel tripartito”, assume una particolare importanza.

Assegnato, infine, solo pochi minuti fa, il Nobel per l’economia, conferito ai due economisti statunitensi Thomas Sargent e Christopher Sims,  per il lavoro condotto sulle relazioni tra le misure politiche e il loro impatto sull’economia. La  motivazione del riconoscimento (che ammonta a 10 milioni di corone svedesi, 1,5 milioni di dollari), fa riferimento alle ricerche empiriche sulle cause e gli effetti in macro-economia, che hanno consentito di sviluppare “metodi per rispondere a numerose questioni relative al legame di casualità tra la politica economica e le diverse variabili macroeconomiche come Pil, inflazione, lavoro e investimenti". Sargent, nato nel 1943 a Pasadena (California), è professore all’Università di New York. Sims, nato nel 1942 a Washington, é professore all’Università di Princeton e, subito dopo l’annuncio del premio, alla domanda su come investirà i molti soldi, ha detto: “probabilmente li lascerei liquidi per un po’, e poi vedrei”.  Il Nobel all’economia, ufficialmente premio in scienze economiche della Banca di Svezia in memoria di Alfred Nobel, è stato stabilito nel 1968 e assegnato per la prima volta nel 1969. Poiché questo premio non ha fondamento nelle volontà di Nobel e non viene finanziato con i suoi soldi, tecnicamente non è un premio Nobel (gli attuali membri della famiglia Nobel non lo accettano come tale). Viene comunque consegnato assieme agli altri premi. Nel 1968, venne presa la decisione di non aggiungere altri premi “in memoria di Nobel” in futuro.

La prima cerimonia, per consegnare i premi Nobel per letteratura, fisica, chimica e medicina, si tenne alla vecchia Accademia Reale di Musica di Stoccolma nel 1901; dal 1902, i premi sono stati formalmente assegnati dal re di Svezia. Il re Oscar II inizialmente non approvò l’assegnazione di grossi premi nazionali a stranieri, ma si dice che abbia cambiato idea dopo aver compreso il valore pubblicitario che questi premi avevano per la nazione. A partire dal 1901, i premi sono stati assegnati annualmente per i risultati ottenuti nel campo della Fisica (assegnato dall’Accademia Reale Svedese delle Scienze), della Chimica (assegnato dall’Accademia Reale Svedese delle Scienze), della Medicina (assegnato dall’Istituto Karolinska), della Letteratura (assegnato dall’Accademia Svedese) e per la Pace (assegnato da un comitato nominato dal Parlamento norvegese). I premi vennero istituiti dalle ultime volontà di Alfred Nobel, un industriale svedese e inventore della dinamite. Egli firmò le sue volontà al Club Svedese-Norvegese di Parigi il 27 novembre 1895. L’ultimo Nobel ad un italiano, quello assegnato per la fisica, nel 2002, a Riccardo Giacconi; mentre due, nel 1997, andarono per la letteratura a Dario Fo e per la medicina a Mario Capecchi.

NESSUN COMMENTO

Comments