Tre ipotesi di governo, una peggio dell’altra

Le recenti elezioni hanno confermato quanto prevedevamo, con lo spostamento centrifugo degli elettori che hanno premiato M5S e Lega. Il fatto che la sinistra non sia stata premiata, non deve trarre in inganno. E’ il Movimento 5 Stelle che ha occupato il loro spazio politico. Ed è da loro che oggi viene il peggior pericolo per il nostro Paese

Palazzo Chigi a Roma, sede del governo italiano

Chi, come chi scrive, ha appoggiato Berlusconi fin dalla sua discesa in campo, in questi giorni assiste con amarezza allo svolgersi della crisi politica. Riteniamo che per il Cavaliere – purtroppo – la bilancia tra passato e futuro penda ormai definitivamente da un solo lato. Anche se gli dobbiamo molto (ci riferiamo soprattutto al fatto che evitò la conquista del potere da parte dei comunisti), troppi sono stati gli errori e le omissioni del suo operato, quando è stato al governo.

Troppa tolleranza nei confronti dei falsi alleati. Troppa acquiescenza ai dettami della UE e di Napolitano. Enunciazione di non condivisibili propositi, come quello di far entrare la Turchia in Europa. Poca attenzione al problema dell’immigrazione e tardiva opposizione allo ius soli.

Infine l’appello anacronistico ai “moderati”. Da anni veniamo scrivendo che la sua ostinata ricerca di alleati centristi era un grave errore. Come prevedevamo, la quarta gamba dei voltagabbana, inserita a forza nella coalizione di centrodestra, si è rivelata un flop ed ha portato più disaffezione che consensi, non solo a Forza Italia ma all’intera coalizione.

Le recenti elezioni hanno confermato quanto prevedevamo, con lo spostamento centrifugo degli elettori che hanno premiato M5S e Lega. Il fatto che la sinistra non sia stata premiata, non deve trarre in inganno. E’ il Movimento 5 Stelle che ha occupato il loro spazio politico. Ed è da loro che oggi viene il peggior pericolo per il nostro Paese.

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Prima ipotesi. Non prevediamo che il tentativo della Casellati vada a buon fine. I grillini non accetteranno Berlusconi nella maggioranza. E se, ciò nonostante, Salvini dovesse accettare di allearsi con loro, sancirebbe un suo ruolo di subalterno e si condannerebbe al fallimento. Per l’Italia questa sarebbe la disgrazia peggiore perchè, se si rompe la coalizione di centrodestra, il governo sarebbe dominato dal M5S ed avrebbe campo libero per attuare la sua sciagurata politica statalista, giustizialista e assistenzialista.

Costoro ci ricordano le enunciazioni di Chavez prima della sua presa del potere. Sotto le stesse false promesse di dare voce al popolo, si nasconde la volontà di costruire un sistema autoritario e dirigista, che ingabbia la società e emargina le voci dissenzienti.

Basta immaginare un Travaglio al TG1, per essere certi che quella sarebbe una sciagura.

Matteo Salvini e Luigi Di Maio

Seconda ipotesi. Se invece Salvini resisterà alle lusinghe e non romperà la coalizione di centrodestra, il M5S potrebbe arrivare a formare un governo con frange di PD e di estrema sinistra. Anche questa sarebbe una iattura, ma almeno resterebbe in campo una forte opposizione e quindi la speranza che non dovrebbero trascorrere dieci o vent’anni per un ribaltamento della situazione.

Terza ipotesi. Si formerà un governo del Presidente, per adempiere alle imprescindibili misure economiche e riscrivere la legge elettorale, per poi andare a nuove elezioni. Dopo le quali il potere andrebbe alla Lega o al M5S. Un azzardo e un salto nel buio, che avremmo voluto ci fosse evitato.

La quarta possibilità, che abbiamo lasciata per ultima e sarebbe la migliore, è che il centrodestra trovi in Parlamento i voti necessari per formare un governo. Ci sembra tuttavia che le troppo rigide chiusure di Salvini al Pd non tengano in conto la situazione e non lascino spazio a questa possibilità. A ben considerare, sono proprio i politici del Pd che dovrebbero avere dei pentimenti e, resisi finalmente conto delle proprie politiche fallimentari, accettare che si attuino misure diverse. Ma questo presuppone cristallina coscienza e amore per il Paese, e temiamo che sia troppo chiedere.