Tragedia di Genova, scontro Renzi-Di Maio: “Sei uno sciacallo”, “la tua parola vale zero”. Ecco che succede

Luigi Di Maio e Matteo Renzi se le danno di santa ragione a colpi di comunicati stampa e dichiarazioni su Facebook. Volano stracci

Il governo vuole intervenite subito sulla tragedia di Genova. Ieri il premier Conte lo ha sottolineato con forza: “Inizieremo col revocare le concessioni delle autostrade”, ha detto il presidente del Consiglio. Concetto ribadito oggi dal vicepremier Luigi Di Maio: “Ci limitiamo a non aspettare i tempi della giustizia”, dunque faremo “quello che è di nostra competenza per riuscire almeno a far capire ai cittadini che questo governo garantirà sempre il rispetto delle regole: da oggi le lobby di questo paese sanno che se lavorano col governo italiano e non rispettano le regole noi gli revochiamo le concessioni”.

Di Maio non si ferma qui. Ci mette un carico pesante: “A me la campagna elettorale non l’ha pagata Benetton e quindi abbiamo la libertà di poter recedere da questi contratti”.

Intanto Edizione srl, la società della famiglia Benetton nel cui cappello c’è anche Atlantia, assicura che “farà tutto ciò che è in suo potere per favorire l’accertamento della verità e delle responsabilità dell’accaduto”.

Edizione si dice “certa della determinata volontà di collaborazione con le istituzioni e le autorità preposte da parte della società operativa Autostrade per l’Italia e della sua capogruppo Atlantia che, negli ultimi 10 anni, hanno investito oltre 10 miliardi di euro nell’ampliamento e ammodernamento della rete autostradale italiana”.

Ma Di Maio fa orecchie da mercante e continua accusando i Benetton (“che umanamente non mi sento di incontrare”) di pensare ai profitti anche dopo il crollo del ponte che è costato la vita ad almeno 40 persone: “Mentre stiamo cercando ancora di accertare il numero delle vittime, lo stato di salute dei feriti, delle aziende e della parte di viadotto ancora in piedi, Autostrade – fa sapere il ministro del Lavoro – ci dice che gli spettano i proventi del contratto che gli taglieremo. E questo è ancora più vergognoso, perché una parola per le vittime la potevano dire in questa giornata, piuttosto che pensare ancora una volta ai profitti e ancora una volta ai numeri in Borsa, che stiamo vedendo, in queste ore, li hanno puniti prima che si annunciasse la revoca delle concessioni”.

Matteo Renzi in un lungo post su Facebook tra le altre cose contesta “chi come Luigi Di Maio dice che il mio governo ha preso i soldi da Benetton o Autostrade. E’ tecnicamente parlando un bugiardo. Se lo dice per motivi politici invece è uno sciacallo. In entrambi i casi la verità è più forte delle chiacchiere: il mio governo non ha preso un centesimo da questi signori, che non hanno pagato la mia campagna elettorale, né quella del Pd, né la Leopolda. Utilizzare una tragedia per attaccare gli avversari, mentendo, dà il senso della caratura morale e politica del vicepresidente del Consiglio”.

Ma Di Maio non si arrende: “Renzi dice che Benetton non ha finanziato il Pd ne’ la Leopolda. Non dice niente delle altre fondazioni legate a doppio filo col suo partito. La sua parola per gli italiani vale zero“. Ora “pubblichi tutti i nomi dei finanziatori del Pd dalla sua nascita a oggi e di tutte fondazioni ad esso collegate. Carta canta! Che hanno da nascondere ancora? Tanto scoperchieremo tutto e il marcio verrà a galla”.

“Tanti, troppi favori da giustificare. Se non ci diranno perche’, lo scopriremo noi”, prosegue Di Maio su Facebook, “gli italiani devono sapere la verita’ e in questo non li aiuteranno i giornali visto che tra gli azionisti di quelli principali troviamo proprio i Benetton. È vergognoso, ad esempio, che la parola ‘Benetton’ non compaia nei giornali mentre tutti danno addosso al movimento e in particolare a Beppe Grillo che viene accusato di essere il responsabile del crollo: roba da mentecatti!”.

Adesso, conclude, “al primo posto ci sono i cittadini e i loro diritti. Chi ha spadroneggiato in questi anni e pensa di poterlo fare ancora, si metta in testa che non lo fara’ più”.