Tosi dai un segnale: è ora della Lega delle Leghe italiane – di Roberto Pepe

Chissà se ora la Lega mi ascolterà. Non c’è via d’uscita: nel momento apparente del disastro si può approfittare dello sbandamento per creare una nuova linea che finalizzi ed integri finalmente  i vecchi sogni circa l’assetto nazionale italiano impostato, tramite una autosufficienza regionalizzata basata principalmente su risorse locali e ottimizzata in funzione delle caratteristiche socio-economiche decentralizzate. Si potrebbe avviare, cioè, finalmente, quello che i “leghisti padani” chiamano federalismo.

Il trionfo di Tosi può essere il grimaldello per scardinare le vecchie impostazioni populiste-demagogiche strapaesane e folcloristiche della “vecchia” Lega. Nessuno nega che per dar vita ad un movimento nuovo ci sia bisogno di un certo folclore esagerato – vedi, appunto, Grillo -, ma dopo bisogna avere l’intelligenza e la scaltrezza di riportare il tutto nei binari di una “certa” logicità e di un pragmatismo politico programmatico, che abbia, soprattutto, la caratteristica fondamentale di essere proponibile (ed accettato) da una vastissima popolazione, pena: l’inesorabile decadimento e morte per asfissia.

Sono anni che scrivo – su ItaliaChiamaItalia e anche su La Padania – che la Lega per sopravvivere avrebbe dovuto oltrepassare il Po e diffondere la propria idea innovativa, intesa come autonomia gestionale locale, in tutta l’Italia. Sono anni che dico di non sputare sulla bandiera nazionale e di non aver paura di usare la parola “Italia”; di non rinnegare l’italianità, ma anzi, di proporsi come promotrice di una Nuova Italia, essendo erede della “Compagnia della Morte” di Alberto da Giussano che oppose i Comuni italiani all’invasore germanico Federico Barbarossa.  Altro che sentirsi austriaci o svizzeri! Queste sono fregnacce che fanno ridere!

Sono anni che invito la Lega a fondare una Lega delle Leghe italiane che rappresenti la storia, la cultura, l’economia, il turismo locale in un’ottica modernissima di coordinamento nazionale rivolto a propagandare questo bendiddio che ogni regione o, meglio: che ogni macroregione possiede nell’ambito peninsulare dell’Italia. Ogni Lega macroregionale avrebbe il compito di specializzare il proprio territorio onde ottenere una chiara identificazione culturale-sociale con la quale pubblicizzarsi in campo internazionale, sempre attraverso un coordinamento ed una pianificazione centralizzata. Basta con le improvvisazioni e “baruffe chiozzotte” paesane: il tutto deve essere organizzato e programmato. Basta con le meschinità populiste su cui gli stranieri ci ridicolizzano.

Solo allargando l’orizzonte, la Lega si salverà e non chiudendosi nelle osterie della Val Brembana (dove risiedevano i miei avi) a masturbare la mente con: Roma ladrona! Ma gridando: Roma siamo noi! I nuovi romani siamo noi! Propongo una conquista ideologica, non un arroccamento nella pur bella Foppolo… Tosi, dai un segnale!

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