‘The Lady’, di Luc Besson

“The Lady”, di Luc Besson, ha inaugurato degnamente il recente Festival Internazionale del Film di Roma, accolto con un caldo applauso dal folto pubblico e da buone recensioni da parte della critica. La pellicola racconta la vita della pacifista birmana Aung San Suu Kyi, costretta per quasi 20 anni agli arresti domiciliari dal regime militare del suo Paese ed ha, forse, il punto di forza più evidente, nella splendida interpretazione della protagonista: Michelle Yeoh, che ha imparato il birmano e studiato ore di filmati sulla Suu Kyi, tanto da risultare così convincente che finzione e realtà si confondono.

Girato tra la Thailandia e Oxford e visionato da uno dei figli della pacifista, il film è appassionante e profondo, emotivamente coinvolgente e con soluzioni narrative di indubbia fascinazione, nel ripercorrere la nascita dell’opposizione della donna contro la dittatura militare birmana e gli sviluppi complicati della guerra fredda scatenata da parte del regime. Focalizzandosi sul rapporto con il marito e la famiglia in generale, il film descrive la dimensione intima di una donna costretta dal regime a vivere lontano dai propri affetti, saldi e duraturi nonostante le difficoltà. L’attrice Michelle Yeoh, il cui marito, Jean Todt, figura tra i coproduttori del film, ha affermato: "Il nostro film è un atto d’amore e di impegno. Da lei ho imparato cosa significano il sacrificio, l’impegno, la passione, e se con il film riusciremo a informare e far riflettere dei giovani sul suo messaggio avremo ottenuto una vittoria”.

Un film necessario e utile per mettere in luce la figura complessa e bellissima di una donna che ha sacrificato tutto in nome della giustizia e della democrazia ed ancora una pellicola che evidenzia una nuova fase del cinema bessoniano: non più avanguardia di genere né sperimentazione, ma cinema civile ed insieme di massa.

“The Lady” è  un film femminista di un cineasta maschilista, che però adora le donne. Non manca al film un briciolo della retorica o dell’agiografia che ci si poteva attendere fin dall’inizio, tese al ritratto di una donna che ha sacrificato tutto di sé ed ha accettato una prigionia non certo solo fisica nel nome di un bene superiore e collettivo. (CDS)

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